Poznan, la guida che non c’era.

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In occasione dei prossimi campionati europei di calcio, seguirò gli incontri della nazionale italiana, la quale giocherà la partita d’esordio a Danzica, poi i successivi due incontri nella città polacca di Poznan.
Ed è qui che ho deciso di soggiornare per tutto il periodo della prima fase eliminatoria.
Prima delle mia recente visita alla città, in rete, non ho trovato molte notizie sulla città ed ho pensato, quindi, che potesse essere utile una breve sintetica guida.
Tutte le informazioni sono riferite all’Aprile del 2012.
Poznan è collegata comodamente da Ryanair con partenze da Milano-Bergamo, Bologna e Roma: i prezzi sono quelli Ryanair e l’aeroporto si trova a due passi dal centro.
Già in fase di atterraggio, l’aereo sorvola la città tagliandola nel centro e, se la visibilità è buona, è ben distinguibile il grande bacino artificiale del quartiere sportivo Malta e, sempre in linea, i Viali principali.
L’aeroporto non è grandissimo, i lavori di ampliamento sono ancora in corso, ma, è moderno e funzionale.
In due minuti scarsi a piedi si raggiunge il terminal e le valigie sono già pronte per essere ritirate.
All’interno della struttura sono presenti tutte le più grandi compagnie di autonoleggio internazionali e alcune locali. Il bureau di cambio è ben visibile in posizione centrale e, verso l’uscita, troviamo due sportelli bancomat per i prelievi internazionali.
Uscendo, subito di fronte, la fermata bus e il parcheggio taxi.
L’aeroporto dista appena 7 chilometri dal centro della città, ma, le vie d’accesso, in alcune ore, sono molto trafficate ed il tempo di percorrenza in taxi si aggira sui 30-45 minuti con una spesa di circa 12-15 euro.
La città si presenta con due volti.
Il centro storico, la città vecchia, il cui fulcro è Piazza Stary Rynek, sembra un po’ desolata di giorno mentre si ravviva la notte con i numerosi ristoranti, quasi tutti con il dehor esterno.
Nella piazza, e nelle vie adiacenti, troviamo tutta la nigthlife di Poznan. Ristoranti, pub, discoteche, stripclub, sexyclub. Uno di fianco all’altro.
Quando si parla di città vecchia, si intende “vecchia” e di antico, oltre la piazza c’è ben poco.
A pochi metri dalla piazza principale, infatti, troviamo palazzi decadenti, negozi chiusi; tutto in totale stato di abbandono. La causa di ciò è riconducibile all’apertura di nuovi centri commerciali in periferia, cosicchè vecchie zone tipicamente commerciali, come Swiely Marcin, ora presentano solo una serie continua di tristi vetrine vuote.
La zona pedonale di Polwiejska, è l’unica strada dove effettivamente troviamo negozi e, non a caso, qui vi è uno degli accessi alla Stary Browar: un grandissimo centro commerciale, stilisticamente molto bello, pieno di moderni negozi, bar e ristoranti.
Fuori dal centro, la città non offre molto. Da visitare, a est, il bacino artificiale di Malta; verso nord ovest il Parco Solacki.
Nel centro della città, ci si può muovere tranquillamente a piedi in quanto tutto è concentrato intorno alla piazza centrale; mentre, per raggiungere sia lo stadio (situato in direzione sud-ovest) sia i parchi cittadini, occorre utilizzare i mezzi pubblici.
In mancanza di una metropolitana, troviamo una buona rete di tram e bus ma, a mio giudizio poco funzionale. La maggior parte dei veicoli circolanti sono datati; tabelle e prezzi sono poco chiari; molte tranvie sono ancora in costruzione (Aprile 2012) e diverse zone non vengono raggiunte.
La tariffazione per zone, non aiuta a districarsi tra quale sia il biglietto giusto e neanche gli stessi autisti (che non parlano inglese) hanno le idee chiare.
I taxi, sono diffusi capillarmente, ma, anche in questo caso, la maggior parte degli autisti non parla l’inglese e, le basse tariffe, si scontrano con tempi di percorrenza alti per via dell’intenso traffico cittadino.
E’ consigliabile avere con sé sempre una cartina su cui mostrare la destinazione richiesta.
L’inglese, qui, non è purtroppo una lingua ben conosciuta in generale: si trovano molte difficoltà sia nel ricevere informazioni per strada, sia per comunicare nelle attività commerciali: nei ristoranti, per esempio, è anche difficile trovare la traduzione dei menù.
In città, in occasione dei prossimi eventi sportivi, è prevista, comunque, la dislocazione di numerosi giovani volontari in grado di fornire indicazioni in varie lingue.
Al momento della mia visita, a due mesi dall’inizio degli Europei, la città è ancora un cantiere a cielo aperto. I lavori per l’ampliamento della stazione ferroviaria non sono ancora in fase terminale; la tramvia che dovrebbe collegare la stazione allo stadio (presubibilmente, la linea 6) è in fase di realizzazione ed in alcuni tratti non sono stati posizionati nemmeno i binari ed è ancora del tutto mancante l’elettrificazione.
Sembra, però, che attualmente abbiano dato una stretta ai lavori e che per riuscire a finire, la città, in questi giorni, sia completamente bloccata.
A Poznan risiede sia una famosa Fiera Internazionale attiva in gran parte dell’anno, sia una importante Università. La città, quindi, offre numerose strutture ricettive a tutti i livelli.
Da ottimi alberghi, a modeste pensioni, a ostelli studenteschi e, anche, appartamenti privati.
Questi ultimi, meglio prenotarli tramite agenzie, in quanto, a parità di prezzo, sono qualitativamente migliori.
Consiglio questa agenzia: Przemyslaw (rezerwacja@przemyslaw.com.pl)
Nessun problema per trovare ottimo cibo, sia della cucina tradizionale polacca, che classica internazionale.
Un po’ più difficile, trovare un buon caffè espresso: il migliore lo si può gustare da Marta, alla Sztukafeteria in ul. Golebia 3, a due passi da Stary Rynek.

Autogol in Viale Mazzini

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Il più classico degli autogol.
Partiamo, però, dall’inizio.
Il canone Rai, è senza dubbio l’imposta più odiosa che siamo “obbligati” a pagare.
Obbligati, forse non è termine più giusto.
Qualsiasi imposta, tassa, multa o sanzione obbligatoriamente da pagare, viene notificata tramite raccomandata: il canone Rai non è mai consegnato tramite raccomandata.
E’ vero, che hanno provato a colorare la busta come un atto amministrativo, allegando imperativi riferimenti normativi e minacciando sanzioni o fermi amministrativi delle auto, ma, alla fine, arriva sempre con corrispondenza normale, quella che “può tranquillamente essere persa” dal postino oppure dal portiere o in una cassetta della posta abbandonata.
Nessuno potrà mai dirvi “ti ho mandato il bollettino, dovevi pagare”, così come nessuno potrà mai dirvi “tu hai un televisore in casa”, così come nessun ispettore per con conto della Rai potrà entrare in casa senza un’autorizzazione di un giudice per verificare tutto ciò.
E questo è bene che si sappia.
A livello normativo, sono due gli articoli di legge riportati sulla minacciosa lettera di accompagnamento del bollettino.
Una legge del 1938, che parla chiaro, o, perlomeno, parlava chiaro nel ’38: ”Art. 1 Dell’abbonamento alle radioaudizioni. Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento
Anche se del 1938, anche se scritta quasi in latino, è sempre una legge ancora in validità, ma, sicuramente, riadattata.
La Rai, in effetti, nel citare l’articolo, personalizza, le parole “delle radioaudizioni” trasformandole in “dei programmi televisivi”.
Questo per un semplice motivo. La legge è del 1938, mentre le prime trasmissioni televisive sperimentali hanno inizio, in Italia, nel 1939, e l’effettiva nascita della Televisione Italiana è ufficialmente datata, 3 gennaio 1954 (fonte).
Poteva il legislatore, nel ’38, obbligare a pagare per il possesso di un apparato che verrà commercializzato per la prima volta 15 anni dopo?
Il secondo articolo citato, è il 27 della Legge 223/1990, dove, in sostanza, viene sancito che con un solo canone si può detenere uno o più “apparecchi televisivi”.
Con la legislazione che viene citata, esiste, effettivamente, il vago sospetto di essere presi per il culo.
Ma non solo.
Per la Rai, basta un semplice cambio di residenza, o la sottoscrizione di un contratto Telecom, per essere possessori di un televisore.
Magari fosse che il vigile che viene a controllare se effettivamente risiedo in quell’abitazione, come regalo per legge, mi lasciasse un televisore.
Solo in questo modo le due cose sarebbero concatenate.
Le assurdità non sono ancora finite; e qui arriviamo alla recente campagna informativa Rai.
Un genio, un genio del male, un genio del male che siede dietro una scrivania del famoso Sportello Abbonamenti TV dell’Amministrazione Finanziaria (e sarei curioso di vedere questo ufficio così minaccioso), decide per il 2012 di fraintendere ulteriormente la legge del 1938.
Nella campagna informativa di quest’anno (video), viene ricordato che anche un PC, un Tablet, uno Smartphone sono apparecchi in grado di ricevere trasmissioni televisive, e, quindi, il possesso ne obbliga il pagamento del canone Rai.
Il coro di protesta è stato così immediato e potente che il Ministero dello Sviluppo Economico si è scomodato per chiarire la vicenda e la Rai ha fatto subito retromarcia.
Ecco alcune parole dalla notizia riportata da Repubblica (assolutamente da leggere e memorizzare tra i preferiti): “La Rai ha rinunciato al canone su pc, tablet e smartphone. Decisiva è stata la presa di posizione del ministero allo Sviluppo Economico. Il ministero ha infatti comunicato a Rai una propria interpretazione della norma del 1938 relativa al canone e ha escluso perentoriamente quei prodotti dal pagamento.” “Quindi l’estensione del canone Rai agli apparati dell’Ict, la pretesa di associarlo alla titolarità di un abbonamento a banda larga, il richiamarsi a una legge del ’38 per tassare tecnologie del duemila, sono frutto di un’interpretazione del tutto arbitraria non supportata da alcun riferimento legislativo”.
In poche parole, il ministero ha letto la legge e ha invitato la Rai a leggerla meglio.
Come ultima difesa possibile, la Rai ha però ribadito che il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore.
Il più classico degli autogol.
Si potrebbe, quindi, affermare che il possesso di un semplice decoder collegato ad un monitor LCD oppure ad un video proiettore esula dagli obblighi di pagamento del canone Rai.

Phishing Wind

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Devo ammetterlo, questa volta il servizio clienti Wind mi è piaciuto ma, soprattutto, mi hanno risposto.
Ho una ricaricabile con loro, una scheda secondaria che uso per le vendite on-line e che mantengo “viva” effettuando una minima ricarica annuale.
Ogni anno, puntualmente, tramite posta ordinaria, mi ricordano della scadenza della Sim e mi offrono sempre “qualcosina”.
Questo è, effettivamente, apprezzabile. Altri operatori non si sono mai preoccupati della scadenza delle mie Sim.
Quest’anno, oltre la solita lettera, mi arriva anche una email, non al mio indirizzo ufficiale, ma a quello associato agli operatori telefonici, quindi credibile e non classificabile come spam.
Nell’e-mail non mi ricordano della scadenza della sim, ma mi invitano, comunque, ad acquistare una ricarica on line.
L’offerta è ottima, forse troppo per essere credibile:

- ricarica di 10 euro e avrai 40 euro di traffico + 5gb di traffico dati + 1000 minuti verso tutti

Logicamente è un OFFERTA LIMITATA solo per chi ricarica on line con carta di credito.
Prima regola sugli acquisti on-line: diffida di chi ti offre tanto a poco.
E’ sicuramente un chiaro tentativo di phishing.
Capita con la postepay, con il conto della Cassa della Val Pusteria oppure quello di qualche banca americana.
Una cosa mi stupisce: il fatto che l’email mi sia arrivata nel periodo di scadenza della Sim.
Da un controllo superficiale, il mittente sembrerebbe effettivamente clienti@wind.it ma analizzando meglio troviamo nihat@mail.avm.com.tr
Seconda regola: scopri sempre da dove ti arrivano le email.
Ora sappiamo certamente che trattasi di phishing.
Terza regola: non clikkare mai sui link all’interno di email non riconosciute sicure.
Questa volta, trasgrediamo: andiamo avanti e vediamo cosa succede.
Il link ti rimanda a questa pagina (ricordo che è falsa).
Analizzando il link alla radice, troviamo che www.intervinc.com è un sito probabilmente turco, collegato al distributore turco della Benazzatogru, ditta che ho, per correttezza, avvisato.
La pagina aperta è effettivamente molto simile a quella ufficiale wind per effettuare le ricariche on line.
Però ci si accorge che: i link su colonna di sinistra non funzionano oppure rimandano alla stessa pagina della ricarica; nonostante sull’email era previsto di poter ricaricare con diversi sistemi, la pagina permette solo con Visa/Mastercard; la ricarica effettuabile è solo quella da 10 euro.
Inserisco un finto numero di telefono (ma si può andare avanti anche senza inserirlo…), l’email (quella a cui mi è arrivato il messaggio), faccio finta di fidarmi, e, proseguo.
Occorre compilare il form con i dati anagrafici.
Invento un nome un cognome e costruisco un codice fiscale.
Qui succede una cosa strana. Posso proseguire solo se inserisco il mio reale codice fiscale. Non importano gli altri valori, ma il codice fiscale deve essere il mio.
Infine, si giunge alla pagina del finto pagamento, servizi pagamenti on line della San Paolo.
Sui campi vengono riportati il nome e cognome precedentemente inventati e logicamente richiesti i dati della carta di credito e il CVV2.
Non mi sembra “igienico” proseguire. Oltretutto è venerdì 17.
Credo, invece, sia opportuno segnalare la cosa al gestore telefonico.
Riesco a parlare con una operatrice che mi conferma che non esiste una promozione come quella offerta nella mail, che è sicuramente un tentativo di truffa e mi chiede di segnalare l’indirizzo della pagina a cui si viene linkati.
Apprezzabile l’intento dell’operatore Wind a tutelare i propri interessi e la propria immagine, ma quello su cui mi resta il dubbio è che tutta la procedura risultava possibile solo se collegata al mio codice fiscale.

Marketing

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L’argomento “tazze” girava in casa da qualche tempo.
A seguito di un’infausta e ripetuta combinazione scolapiatti-tegame-bicchiere-lavello, dettata da tutte le teorie newtoniane, unitamente alla costante di Murphy (“Le cose vengono danneggiate in proporzione al loro valore”) le due tazze da caffè del servizio, nonché, successivamente, quella “bella” dell’ Ikea (nella foto), casualmente nel lavello in attesa del lavaggio, venivano colpite e irrimediabilmente danneggiate da un bicchiere che ivi cadeva appena sfiorato dal tegame in scivolamento millimetrico, dallo scolapiatti.
Una volta, tutto ciò può succedere; tre volte di seguito è sfiga.
Il minimo valore economico non paragonabile al reale valore effettivo; le prime perché erano quelle del servizio, la terza perché era bella, grande, pratica e con bellissimi colori intonati con la cucina; tutte, ora, praticamente introvabili. Le recenti ricerche di un prodotto simile, nelle caratteristiche, in capienza, bellezza e praticità non hanno dato risultati accettabili.

La svolta è stata casuale.
Nel recentissimo film “Immaturi – il viaggio” molte scene si svolgono intorno al tavolino nell’ora di colazione e, in più di un’occasione, vengono effettuati primi piani sul servizio di tazze utilizzato in scena.
Tazze veramente belle e che, data anche la particolare situazione, attirano magneticamente l’attenzione.
Solo per un brevissimo attimo si riesce, sul fondo, ad intravedere la marca “Sia”.
Breve ricerca on-line: rintracciato prodotto, casa produttrice ed il negozio più vicino a casa, che, in questo caso, è veramente vicino a casa (160 metri, due minuti scarsi a piedi).
Alla generica richiesta “Cercavo una tazza della Sia…” la pronta risposta dell’addetta alle vendite identificava perfettamente il prodotto “Quella del film?”.
Effettivamente la tazza era piaciuta a molti e, a detta della venditrice, non era mai accaduto che un tale prodotto avesse avuto una così enorme richiesta.
Logicamente, nemmeno dieci ore dopo la visione del film, la confezione con le due tazze era già nella mia cucina.

Questo è ottimo marketing.

Un pessimo marketing è, invece, quello di Basili Tinteggiature di Basili Davide che regolarmente tutti i giorni (anche più volte al giorno), da più di due settimane, mi lascia lo stesso volantino sotto il tergicristallo.
Dopo questo massiccio attacco pubblicitario, credi veramente che tinteggerai la mia casa?

La tragedia della superficialità.

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La Concordia come il Titanic.
La tragedia della Costa Concordia non può essere assolutamente paragonata al naufragio del Titanic avvenuto in mezzo ad un oceano, nel 1912, dove la collisione fu determinata dal non avvistamento dell’iceberg a causa della mancanza di binocoli.

La vera causa della tragedia, è la superficialità.

Con la strumentazione attuale, tra GPS, radar di superficie e di navigazione, ecoscandaglio, bussola magnetica e girobussola, non puoi urtare uno scoglio “non presente sulle carte nautiche” come dichiarato nell’immediatezza da Francesco Schettino, il pseudo comandante.
Certo, riuscire a vedere la strumentazione, dal tavolo della sala ristorante, non era facile…
E’ vero che un comandante può anche delegare al timone uno dei collaboratori, magari mentre stai attraversando un oceano, non mentre decidi di fare rotta sotto costa per la “pratica dell’inchino” ovvero per il saluto agli abitanti della località. Pratica che si che si verificava spesso negli ultimi mesi, concordata e annunciata, a fini turistici.
Lo stesso sindaco dell’Isola del Giglio, nello scorso Agosto, in una missiva pubblica, ringraziava un altro comandate per il passaggio sotto costa del 14 Agosto. Era quindi abitudine deviare dalla rotta sicura, solo per una strombazzata di sirene davanti ad un porticciolo.
Ma non solo al Giglio, Schettino, salernitano, passaggi sottocosta li effettuò anche sulla costa sorrentina.
Un’abitudine, cosa vuoi che sia… Mannaggia a questo scoglio spuntato chissà da dove.
Superficialità nel lasciare il timone di una città galleggiante nel mani di chissà chi; superficialità nell’osservare la strumentazione di bordo e nel praticare un cambio rotta solo per far divertire qualcuno. E non è tutto qui.
Dopo l’impatto, la superficialità nell’affrontare il problema.
Non sappiamo se, nel frattempo, Schettino era rientrato nella sala di comando, ancora con la coscia di pollo in bocca, ma, in qualsiasi caso, il comandante si deve prendere le sue responsabilità.
La sua nave ha urtato uno scoglio, ma non viene dato l’allarme alla Capitaneria di Porto, mentre ai passeggeri si racconta che l’imbarcazione ha un problema elettrico. I passeggeri, meno cretini del comandante, hanno incominciato a chiamare i numeri di soccorso ed ad avvisare delle problematiche a bordo. L’unico caso in cui è stata la Guardia Costiera, avvisata dai Carabinieri, ai quali continuavano ad arrivare segnalazioni, a contattare la nave per chiarimenti, e a far scattare, un’ora dopo l’impatto, l’allarme.
Arriva, poi, un lampo di genio del comandante. Dato che c’è una motovedetta della Guardia di Finanza nei pressi, perché non agganciare un cavo in modo da essere trainati?
E’ incredibile come le responsabilità di pilotare una nave come la Costa Concordia, siano in mano ad una persona come Schettino. Fortunatamente per la società viene immediatamente sottoposto a fermo poi successivamente arrestato.
L’aver parcheggiato una nave di crociera della stazza di 114.500 tonnellate a solo 150 metri dalla riva di un parco marino nazionale, basta per definirlo un incompetente.
Dimostra, inoltre, un atteggiamento di estrema superficialità per come mette, senza remore, a repentaglio la vita di 4.229 persone effettuando un inutile cambio di rotta.
Inoltre, è pure un vigliacco.
Il codice della navigazione parla chiaro, “Il comandante deve abbandonare la nave per ultimo, provvedendo in quanto possibile a salvare le carte e i libri di bordo, e gli oggetti di valore affidati alla sua custodia”.
Schettino, a mezzanotte circa, è già a terra, la Guardia Costiera ne è a conoscenza e lo invita a a risalire a bordo per coordinare le procedure di evacuazione, ricordandogli le sue responsabilità e la gravità del suo comportamento in qualità di comandante. Schettino, avrebbe assicurato che sarebbe risalito a bordo della Concordia, ma questo non è mai avvenuto.
Le procedure di evacuazione avvengono nel peggiore dei modi.
Inutile dare le colpe al panico dei passeggeri (si è scomodato anche il cappellano per incolparli); passeggeri che nel panico ci sono finiti dopo essere stati presi in giro con la storia del generatore elettrico, con la superficialità con cui vengono prima indirizzati verso i ponti per l’evacuazione, poi nuovamente verso le cabine; passeggeri che hanno dovuto lottare per un salvagente, lottare per salire su una scialuppa; passeggeri che si sono trovati di fronte ad una grave emergenza aiutati da personale di bordo incompetente (“gran parte del personale non parlava italiano e non sapeva cosa fare e né, ovviamente, ci dava indicazioni“), scialuppe che non riuscivano a scendere in acqua, cavi che si rompevano. Se c’è panico, è assolutamente giustificato…
Una nave come la “Concordia”, ha 26 scialuppe di salvataggio che hanno una capacità di 150 persone ciascuna per un totale di 3.900 posti. Il conto non torna: a bordo, in totale c’erano 4.229 persone.
Superficialità, quindi, anche da parte della compagnia armatrice, la Costa Crociere, sia per come gestisce il settore sicurezza sia per come ha affrontato l’emergenza. Le dichiarazioni del direttore generale Gianni Onorato si scontrano con i fatti reali: “Le procedure di sicurezza ed evacuazione previste in questi casi sono state eseguite nei tempi corretti, le norme sono state rispettate dal comandante”, “in quei momenti, l’unico che può prendere decisioni sui tempi e’ il comandante. E noi dobbiamo rispettarle”. Peccato che a mezzanotte il comandante era già a terra, mentre l’evacuazione alle sei del mattino era ancora in corso…
La compagnia, inoltre, è riuscita, solo molte ore dopo il disastro, a fornire la lista delle persone a bordo.
Superficialità anche nella progettazione. Le porte delle cabine hanno una serratura elettrica a badge. In caso di mancanza di corrente rimangono chiuse. Praticamente intrappolando gli occupanti.

Una tragedia dettata dalla superficialità.

All’epoca del disastro della Moby Prince, fu ipotizzato che il personale di bordo fosse distratto dalla visone di una partita di calcio, in quel caso Juventus-Barcellona.
Venerdì sera il match in corso era sicuramente di minore importanza, Nocerina-Sassuolo, e al momento dell’impatto stava iniziando il secondo tempo. Forse che il comandante Schettino, salernitano, fosse interessato al match?

La scatola nera svelerà tutte le verità, nel frattempo occorre meditare per prossima vacanza.



Nokia X2-01 bug

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Mi ritrovo a parlare di telefonia.
Nokia X2-01, sistema operativo Symbian S40, versione “semplificata” come, guarda caso, quella installata sul Nokia C3: telefono di cui abbiamo mal parlato qui.
Un telefono economico, in cui viene riscontrato un bug: alcuni numeri presenti nel registro chiamate risultano incancellabili. Problematica riscontrata anche in rete, senza un’apparente soluzione.
Effettuati tutti i tentativi di rito utilizzando i menù interni, si tentano i reset, sia il soft (*#7780# ) che l’hard (*#7370#), senza successo.
Il telefono ritorna alle condizioni di fabbrica, ma, incredibilmente, il registro chiamate resta tale.
Con Nokia Software Updater viene verificata l’esistenza di una nuova versione del sistema operativo (non disponibile) e, pur reinstallando l’attuale, la problematica persiste.
Ultimo tentativo possibile, Flashare il telefono con Phoenix.
Seguendo le istruzioni che avevo già scritto qui, finalmente, la problematica viene risolta.

Symbian hack, finalmente facile.

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Uno dei “difetti”, se tale si può chiamare, del symbian è la certificazione dei files delle applicazioni.
Lasciando da parte il discorso legale, avendo un cellulare con questo sistema operativo, ci si è sicuramente scontrati e bloccati in fase di installazione nella maschera “certificato scaduto”.
Senza entrare nel merito logico del significato intrinseco del messaggio, ci si affida a San Google per risolvere la questione.
Le soluzioni, come i certificati, sono temporanee. La soluzione del 2009 è già inutilizzabile con versioni del sistema operativo più recenti. Così come quella del 2010, effettivamente.
Per questo, avverto che questo post è stato scritto e pubblicato il 25/11/2011 e potrebbe non essere più affidabile già nei prossimi mesi.
L’ultima volta che avevo affrontato il problema, non essendoci la possibilità di fare l’hack al mio Nokia N86, mi ero affidato al sito, a mio giudizio sicuro, http://s60certkey.com per ottenere Certificato e Key per “segnare” la mia applicazione.
Al momento, il sito sembra essere congelato, in quanto da almeno 15 giorni il contatore dei Certificate & Key – Pending ( 85,672 )- Complete ( 210,179 ) è fermo ai valori tra parentesi.
L’alternativa, potrebbe essere il sito cinese, OPDA . Cinese e dico tutto.
La novità, in questo periodo, è la notizia che qualcuno, nella lontana Russia, sia riuscito a fare l’hack del telefono senza fare il “flash”.
In poche e semplici parole, si riesce ad aggirare l’ostacolo della certificazione, con una procedura veramente semplice scoperta grazie “ad una gaffe degli sviluppatori del software antivirus DrWeb” ed è compatibile con le varie piattaforme Symbian 3rd / 5th / S^3.
Talmente semplice che è veramente alla portata di tutti e cercherò di descriverla più dettagliatamente possibile.
I file necessari si possono scaricare qui dal sito Art4symbian , mentre si presuppone che si abbia già Nokia PC Suite installato sul PC.

Per iniziare colleghiamo il cellulare al PC con modalità “memoria di massa” e accediamo alla cartella “Private” della Memoria di Massa e la minimizziamo.
Estraiamo i file dall’archivio scaricato dal sito sopra indicato, nella cartella “Nuovo Hack” troviamo 3 file di cui uno ancora zippato (QuarantineDriversLDD.zip). Estraendo quest’ultimo, verrà creata una cartella con nome “Private”. All’interno, un’ennesima cartella chiamata “20024113”.
Questa cartella va incollata all’interno della cartella “Private” del cellulare che abbiamo precedentemente aperto.
Stacchiamo il cellulare dal PC e lo ricolleghiamo di nuovo in modalità PC Suite.
Con l’apposito Nokia Application Installer installiamo nella stessa memoria in cui abbiamo copiato la cartella “20024113” l’applicazione “drweb-600-symbian-s60.sis”.
Lanciamo l’applicazione, alla richiesta della key, premere “Cancel”, poi selezioniamo “Options” e “Quarantine”. Nuovamente “Options”, “Select all” poi “Options”, “Restore”. La lista in schermata viene cancellata.
Selezioniamo “Back“, “Exit“.
Sempre tramite Nokia Application Installer, installiamo l’ultimo file “RomPatcherPlus_3.1_LiteVersion.sisx”; in questo caso, alla richiesta, selezioniamo memoria “C”.
Apriamo RomPatcherPlus, selezioniamo prima “Ok“, poi “Option“, “All Patches“, “Apply“. A fianco delle due voci, Install Server RP+ e Open4AllRP+ verifichiamo che ci siano i segni di spunta verdi e selezioniamo “Exit”.
Il lavoro è finito. Da questo momento sul telefono potrà essere installata ogni applicazione anche non certificata.
L’unico dubbio che può sorgere è sulla presenza nel telefono del software antivirus DrWeb.
Per sicurezza, possiamo tranquillamente disinstallarlo.

Android e i suoi misteri. Cap.1

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Se dovessi scegliere un sistema operativo per cellulari non avrei indecisioni: Symban.
Sarò fissato, sarò arretrato, ma la mia esperienza mi porta verso questa indiscutibile scelta.
Anche Nokia, che è già qualche anno che preannuncia nuovi apparati con sistemi operativi diversi, pubblicizzando alleanze commerciali con Microsoft, continua, nonostante tutto, a potenziare il Symbian.
A dir la verità, attualmente il S.O. più presente sui mercati è Android.
Open source, viene utilizzato su un gran numero di nuovi cellulari di qualsiasi fascia di prezzo.
Inizialmente, avvicinandomi ad Android, avevo i miei dubbi: troppo (giustamente, tra l’altro) collegato ad un account Google e troppa necessità di continua connessione on-line.
Il telefono resta praticamente inutile senza pacchetto internet, ma non era l’unico; anche I-phone o Blackberry sono tali.
A parte ciò, l’utilizzo del telefono resta, però, troppo vincolato all’account Google.
Io credo che nella vita moderna sia “quasi” necessario avere un account Gmail, ma in questo caso diventa indispensabile.
Occorre anche valutare che usare un telefono con Android vuol significare mettere nelle mani dell’azienda di Mountain View tutta la nostra privacy, ma se ci si fida… ci può stare.
La sincronizzazione dei dati del telefono con l’account Google porta relativi vantaggi.
I contatti della rubrica salvati su Gmail, vengono in maniera elementare importati sul telefono, così come la sincronizzazione del calendario. Si ha quindi, costantemente, senza necessità di collegare l’apparato al computer,  un backup della rubrica e degli appuntamenti, a salvaguardia di qualsiasi problematica come la rottura del telefono o la perdita dello stesso e, anche in caso di cambio di dispositivo, la procedura per recuperare tutti i dati è estrememente facilitata.
O così dovrebbe essere.
Nel caso specifico, mi trovavo a dover passare i dati della rubrica e del calendario da un Samsung Galaxy a un Acer Liquid. Nulla di più facile.
Verificata la corrispondenza dei dati tra il Samsung e l’account Google (Gmail per i contatti e Google Calendar per l’agenda) sarebbe stato sufficiente inserire l’account Google sul l’Acer Liquid e tutto sarebbe dovuto andare a buon fine.
Nessun problema per la rubrica; nessun dato del calendario veniva importato.
Nonostante sia stata effettuata più volte la sincronizzazione, i vecchi dati presenti su Google Calendar non venivano importati. Se si creava, però, un nuovo evento o sul cellulare o sul sito, lo stesso veniva regolarmente sincronizzato.

(Nota per l’indicizzazione dei motori di ricerca: problema sincronizzazione Calendario Android Acer Liquid).
Se siete arrivati su questo post per la medesima problematica, vi aiuto a risolverla.

Entrate sull’account Google, Calendar, in alto a destra Opzioni, Impostazioni di Calendar, Calendari, Esporta calendari.
Verrà creato e scaricato un file .zip .
Il file va scompattato e, quindi, reso .ics , dopo di che va importato, utilizzando l’apposito comando sempre nella pagina Impostazioni di Calendar, Calendari, Importa calendari.
Alla successiva sincronizzazione, il telefono sarà regolarmente aggiornato, per il principio dei grandi misteri dell’informatica.

Depressione stradale

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Occorrerebbe la macchina del tempo, ma non l’abbiamo.
1986, estate brutta, fredda ventosa. Un Luglio da far schifo.
Ancora minorenne, lavoravo come cameriere in una gelateria del Lungomare Mameli e, ad inizio stagione, nel pieno rispetto dei ruoli lavorativi, il titolare mi aveva mandato a riverniciare una panchina dove i clienti della gelateria sedevano solitamente dopo aver acquistato un cono. Dato che avevo il pennello in mano, ricordo che mi aveva fatto riverniciare (dopo aver carteggiato alcuni chili di ruggine…) anche una ringhiera in ferro di un ponte ed il palo di un segnale stradale corrosi dalla salsedine.
Il tutto per non turbare l’estetica di quelli che sedevano sulla particolare panchina.
Un ricordo triste e indelebile.

Quel segnale stradale mi è rimasto sempre in mente, anche come esempio, nei mesi successivi quando mi trovai a studiare per l’esame della patente.
Era un divieto, per la precisione “Transito vietato ai veicoli aventi una massa superiore a…tonnellate”.
Non ricordo, in realtà, quale fosse la limitazione, ma ricordo benissimo il segnale.
Era stato installato successivamente alla ristrutturazione di quel ponte su un fosso del lungomare. Effettivamente ancora di ponte si tratta, nonostante la ringhiera è stata sostituita per esigenze estetiche con un muretto, nell’ultima sessione di ristrutturazione del lungomare.
A memoria, né io né alcuni abitanti della zona, ricordiamo di lavori di consolidamento di quel ponte, rimasto tale negli anni sotto strati di asfalto, ma del segnale non c’è più traccia.
Gli anziani raccontano che, verso la metà degli anni ’50, terminò la competizione motociclistica “Trofeo Città di Senigallia”, e tra i vai motivi vi era quello che la Strada Statale (allora provinciale) non poteva essere più bloccata per la manifestazione in quanto nessun ente si prendeva la responsabilità di deviare il traffico pesante nell’unica strada alternativa, il Lungomare Mameli, in quanto i ponti ivi presenti non erano strutturati per reggere particolari sollecitazioni.
Sono passati tanti anni, le tecniche di costruzione sono cambiate e forse quel famoso ponte è stato anche rinforzato, per cui quella limitazione non più ha senso di essere valida.
Ho passato l’estate in quel lungomare, e a causa dei lavori di cui ho già parlato (leggi) nei mesi scorsi, di mezzi pesanti sul quel ponte ce ne sono passati tanti. Ad ogni transito mi tornava in mente questo particolare.

Le foto che seguono sono state scattate il 18 Settembre.
All’altezza di quel tratto stradale, all’altezza di quel ponte è già presente (dopo solo alcuni mesi di traffico pesante) un avvallamento della sede stradale di cm.12 (misurati).

Lungomare Mameli, Senigallia.

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Navigando per la rete, si incontrano spesso blog che riportano il seguente avviso:
«Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001»
Questo si rende necessario in quanto, anche un blog potrebbe, in base alla Legge Urbani (Legge 62 del 7.03.2001), identificarsi come prodotto editoriale.
Che tipo di prodotto editoriale potrebbe essere il mio blog?
Sicuramente un sito di preveggenze. Vedo, prevedo, stravedo e lo scrivo.

Nel Corriere Adriatico odierno leggo questo articolo : ”I parcheggi sono spariti, scatta la rivolta. Incontro tra Memè e gli operatori: a giorni pronte le aree di sosta all’interno della ex Sacelit.
Nel corpo dell’articolo vengono riportate alcune problematiche che, guarda caso, avevo evidenziato sulla mia bacheca Facebook lo scorso 19 Giugno, ma non solo. Problematiche ben preannunciate e trattate già nel Ottobre del 2010, su questo post .
corel175

 

 

 
Mi chiedo, sono io che sono un veggente oppure qualcuno non vuole guardare oltre il proprio naso (rosso)?

Disclaimer: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, ma potrebbe farvi conoscere tante cose, tanto prima. 


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