Marketing

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L’argomento “tazze” girava in casa da qualche tempo.
A seguito di un’infausta e ripetuta combinazione scolapiatti-tegame-bicchiere-lavello, dettata da tutte le teorie newtoniane, unitamente alla costante di Murphy (“Le cose vengono danneggiate in proporzione al loro valore”) le due tazze da caffè del servizio, nonché, successivamente, quella “bella” dell’ Ikea (nella foto), casualmente nel lavello in attesa del lavaggio, venivano colpite e irrimediabilmente danneggiate da un bicchiere che ivi cadeva appena sfiorato dal tegame in scivolamento millimetrico, dallo scolapiatti.
Una volta, tutto ciò può succedere; tre volte di seguito è sfiga.
Il minimo valore economico non paragonabile al reale valore effettivo; le prime perché erano quelle del servizio, la terza perché era bella, grande, pratica e con bellissimi colori intonati con la cucina; tutte, ora, praticamente introvabili. Le recenti ricerche di un prodotto simile, nelle caratteristiche, in capienza, bellezza e praticità non hanno dato risultati accettabili.

La svolta è stata casuale.
Nel recentissimo film “Immaturi – il viaggio” molte scene si svolgono intorno al tavolino nell’ora di colazione e, in più di un’occasione, vengono effettuati primi piani sul servizio di tazze utilizzato in scena.
Tazze veramente belle e che, data anche la particolare situazione, attirano magneticamente l’attenzione.
Solo per un brevissimo attimo si riesce, sul fondo, ad intravedere la marca “Sia”.
Breve ricerca on-line: rintracciato prodotto, casa produttrice ed il negozio più vicino a casa, che, in questo caso, è veramente vicino a casa (160 metri, due minuti scarsi a piedi).
Alla generica richiesta “Cercavo una tazza della Sia…” la pronta risposta dell’addetta alle vendite identificava perfettamente il prodotto “Quella del film?”.
Effettivamente la tazza era piaciuta a molti e, a detta della venditrice, non era mai accaduto che un tale prodotto avesse avuto una così enorme richiesta.
Logicamente, nemmeno dieci ore dopo la visione del film, la confezione con le due tazze era già nella mia cucina.

Questo è ottimo marketing.

Un pessimo marketing è, invece, quello di Basili Tinteggiature di Basili Davide che regolarmente tutti i giorni (anche più volte al giorno), da più di due settimane, mi lascia lo stesso volantino sotto il tergicristallo.
Dopo questo massiccio attacco pubblicitario, credi veramente che tinteggerai la mia casa?

La tragedia della superficialità.

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La Concordia come il Titanic.
La tragedia della Costa Concordia non può essere assolutamente paragonata al naufragio del Titanic avvenuto in mezzo ad un oceano, nel 1912, dove la collisione fu determinata dal non avvistamento dell’iceberg a causa della mancanza di binocoli.

La vera causa della tragedia, è la superficialità.

Con la strumentazione attuale, tra GPS, radar di superficie e di navigazione, ecoscandaglio, bussola magnetica e girobussola, non puoi urtare uno scoglio “non presente sulle carte nautiche” come dichiarato nell’immediatezza da Francesco Schettino, il pseudo comandante.
Certo, riuscire a vedere la strumentazione, dal tavolo della sala ristorante, non era facile…
E’ vero che un comandante può anche delegare al timone uno dei collaboratori, magari mentre stai attraversando un oceano, non mentre decidi di fare rotta sotto costa per la “pratica dell’inchino” ovvero per il saluto agli abitanti della località. Pratica che si che si verificava spesso negli ultimi mesi, concordata e annunciata, a fini turistici.
Lo stesso sindaco dell’Isola del Giglio, nello scorso Agosto, in una missiva pubblica, ringraziava un altro comandate per il passaggio sotto costa del 14 Agosto. Era quindi abitudine deviare dalla rotta sicura, solo per una strombazzata di sirene davanti ad un porticciolo.
Ma non solo al Giglio, Schettino, salernitano, passaggi sottocosta li effettuò anche sulla costa sorrentina.
Un’abitudine, cosa vuoi che sia… Mannaggia a questo scoglio spuntato chissà da dove.
Superficialità nel lasciare il timone di una città galleggiante nel mani di chissà chi; superficialità nell’osservare la strumentazione di bordo e nel praticare un cambio rotta solo per far divertire qualcuno. E non è tutto qui.
Dopo l’impatto, la superficialità nell’affrontare il problema.
Non sappiamo se, nel frattempo, Schettino era rientrato nella sala di comando, ancora con la coscia di pollo in bocca, ma, in qualsiasi caso, il comandante si deve prendere le sue responsabilità.
La sua nave ha urtato uno scoglio, ma non viene dato l’allarme alla Capitaneria di Porto, mentre ai passeggeri si racconta che l’imbarcazione ha un problema elettrico. I passeggeri, meno cretini del comandante, hanno incominciato a chiamare i numeri di soccorso ed ad avvisare delle problematiche a bordo. L’unico caso in cui è stata la Guardia Costiera, avvisata dai Carabinieri, ai quali continuavano ad arrivare segnalazioni, a contattare la nave per chiarimenti, e a far scattare, un’ora dopo l’impatto, l’allarme.
Arriva, poi, un lampo di genio del comandante. Dato che c’è una motovedetta della Guardia di Finanza nei pressi, perché non agganciare un cavo in modo da essere trainati?
E’ incredibile come le responsabilità di pilotare una nave come la Costa Concordia, siano in mano ad una persona come Schettino. Fortunatamente per la società viene immediatamente sottoposto a fermo poi successivamente arrestato.
L’aver parcheggiato una nave di crociera della stazza di 114.500 tonnellate a solo 150 metri dalla riva di un parco marino nazionale, basta per definirlo un incompetente.
Dimostra, inoltre, un atteggiamento di estrema superficialità per come mette, senza remore, a repentaglio la vita di 4.229 persone effettuando un inutile cambio di rotta.
Inoltre, è pure un vigliacco.
Il codice della navigazione parla chiaro, “Il comandante deve abbandonare la nave per ultimo, provvedendo in quanto possibile a salvare le carte e i libri di bordo, e gli oggetti di valore affidati alla sua custodia”.
Schettino, a mezzanotte circa, è già a terra, la Guardia Costiera ne è a conoscenza e lo invita a a risalire a bordo per coordinare le procedure di evacuazione, ricordandogli le sue responsabilità e la gravità del suo comportamento in qualità di comandante. Schettino, avrebbe assicurato che sarebbe risalito a bordo della Concordia, ma questo non è mai avvenuto.
Le procedure di evacuazione avvengono nel peggiore dei modi.
Inutile dare le colpe al panico dei passeggeri (si è scomodato anche il cappellano per incolparli); passeggeri che nel panico ci sono finiti dopo essere stati presi in giro con la storia del generatore elettrico, con la superficialità con cui vengono prima indirizzati verso i ponti per l’evacuazione, poi nuovamente verso le cabine; passeggeri che hanno dovuto lottare per un salvagente, lottare per salire su una scialuppa; passeggeri che si sono trovati di fronte ad una grave emergenza aiutati da personale di bordo incompetente (“gran parte del personale non parlava italiano e non sapeva cosa fare e né, ovviamente, ci dava indicazioni“), scialuppe che non riuscivano a scendere in acqua, cavi che si rompevano. Se c’è panico, è assolutamente giustificato…
Una nave come la “Concordia”, ha 26 scialuppe di salvataggio che hanno una capacità di 150 persone ciascuna per un totale di 3.900 posti. Il conto non torna: a bordo, in totale c’erano 4.229 persone.
Superficialità, quindi, anche da parte della compagnia armatrice, la Costa Crociere, sia per come gestisce il settore sicurezza sia per come ha affrontato l’emergenza. Le dichiarazioni del direttore generale Gianni Onorato si scontrano con i fatti reali: “Le procedure di sicurezza ed evacuazione previste in questi casi sono state eseguite nei tempi corretti, le norme sono state rispettate dal comandante”, “in quei momenti, l’unico che può prendere decisioni sui tempi e’ il comandante. E noi dobbiamo rispettarle”. Peccato che a mezzanotte il comandante era già a terra, mentre l’evacuazione alle sei del mattino era ancora in corso…
La compagnia, inoltre, è riuscita, solo molte ore dopo il disastro, a fornire la lista delle persone a bordo.
Superficialità anche nella progettazione. Le porte delle cabine hanno una serratura elettrica a badge. In caso di mancanza di corrente rimangono chiuse. Praticamente intrappolando gli occupanti.

Una tragedia dettata dalla superficialità.

All’epoca del disastro della Moby Prince, fu ipotizzato che il personale di bordo fosse distratto dalla visone di una partita di calcio, in quel caso Juventus-Barcellona.
Venerdì sera il match in corso era sicuramente di minore importanza, Nocerina-Sassuolo, e al momento dell’impatto stava iniziando il secondo tempo. Forse che il comandante Schettino, salernitano, fosse interessato al match?

La scatola nera svelerà tutte le verità, nel frattempo occorre meditare per prossima vacanza.



Nokia X2-01 bug

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Mi ritrovo a parlare di telefonia.
Nokia X2-01, sistema operativo Symbian S40, versione “semplificata” come, guarda caso, quella installata sul Nokia C3: telefono di cui abbiamo mal parlato qui.
Un telefono economico, in cui viene riscontrato un bug: alcuni numeri presenti nel registro chiamate risultano incancellabili. Problematica riscontrata anche in rete, senza un’apparente soluzione.
Effettuati tutti i tentativi di rito utilizzando i menù interni, si tentano i reset, sia il soft (*#7780# ) che l’hard (*#7370#), senza successo.
Il telefono ritorna alle condizioni di fabbrica, ma, incredibilmente, il registro chiamate resta tale.
Con Nokia Software Updater viene verificata l’esistenza di una nuova versione del sistema operativo (non disponibile) e, pur reinstallando l’attuale, la problematica persiste.
Ultimo tentativo possibile, Flashare il telefono con Phoenix.
Seguendo le istruzioni che avevo già scritto qui, finalmente, la problematica viene risolta.

Symbian hack, finalmente facile.

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Uno dei “difetti”, se tale si può chiamare, del symbian è la certificazione dei files delle applicazioni.
Lasciando da parte il discorso legale, avendo un cellulare con questo sistema operativo, ci si è sicuramente scontrati e bloccati in fase di installazione nella maschera “certificato scaduto”.
Senza entrare nel merito logico del significato intrinseco del messaggio, ci si affida a San Google per risolvere la questione.
Le soluzioni, come i certificati, sono temporanee. La soluzione del 2009 è già inutilizzabile con versioni del sistema operativo più recenti. Così come quella del 2010, effettivamente.
Per questo, avverto che questo post è stato scritto e pubblicato il 25/11/2011 e potrebbe non essere più affidabile già nei prossimi mesi.
L’ultima volta che avevo affrontato il problema, non essendoci la possibilità di fare l’hack al mio Nokia N86, mi ero affidato al sito, a mio giudizio sicuro, http://s60certkey.com per ottenere Certificato e Key per “segnare” la mia applicazione.
Al momento, il sito sembra essere congelato, in quanto da almeno 15 giorni il contatore dei Certificate & Key – Pending ( 85,672 )- Complete ( 210,179 ) è fermo ai valori tra parentesi.
L’alternativa, potrebbe essere il sito cinese, OPDA . Cinese e dico tutto.
La novità, in questo periodo, è la notizia che qualcuno, nella lontana Russia, sia riuscito a fare l’hack del telefono senza fare il “flash”.
In poche e semplici parole, si riesce ad aggirare l’ostacolo della certificazione, con una procedura veramente semplice scoperta grazie “ad una gaffe degli sviluppatori del software antivirus DrWeb” ed è compatibile con le varie piattaforme Symbian 3rd / 5th / S^3.
Talmente semplice che è veramente alla portata di tutti e cercherò di descriverla più dettagliatamente possibile.
I file necessari si possono scaricare qui dal sito Art4symbian , mentre si presuppone che si abbia già Nokia PC Suite installato sul PC.

Per iniziare colleghiamo il cellulare al PC con modalità “memoria di massa” e accediamo alla cartella “Private” della Memoria di Massa e la minimizziamo.
Estraiamo i file dall’archivio scaricato dal sito sopra indicato, nella cartella “Nuovo Hack” troviamo 3 file di cui uno ancora zippato (QuarantineDriversLDD.zip). Estraendo quest’ultimo, verrà creata una cartella con nome “Private”. All’interno, un’ennesima cartella chiamata “20024113”.
Questa cartella va incollata all’interno della cartella “Private” del cellulare che abbiamo precedentemente aperto.
Stacchiamo il cellulare dal PC e lo ricolleghiamo di nuovo in modalità PC Suite.
Con l’apposito Nokia Application Installer installiamo nella stessa memoria in cui abbiamo copiato la cartella “20024113” l’applicazione “drweb-600-symbian-s60.sis”.
Lanciamo l’applicazione, alla richiesta della key, premere “Cancel”, poi selezioniamo “Options” e “Quarantine”. Nuovamente “Options”, “Select all” poi “Options”, “Restore”. La lista in schermata viene cancellata.
Selezioniamo “Back“, “Exit“.
Sempre tramite Nokia Application Installer, installiamo l’ultimo file “RomPatcherPlus_3.1_LiteVersion.sisx”; in questo caso, alla richiesta, selezioniamo memoria “C”.
Apriamo RomPatcherPlus, selezioniamo prima “Ok“, poi “Option“, “All Patches“, “Apply“. A fianco delle due voci, Install Server RP+ e Open4AllRP+ verifichiamo che ci siano i segni di spunta verdi e selezioniamo “Exit”.
Il lavoro è finito. Da questo momento sul telefono potrà essere installata ogni applicazione anche non certificata.
L’unico dubbio che può sorgere è sulla presenza nel telefono del software antivirus DrWeb.
Per sicurezza, possiamo tranquillamente disinstallarlo.

Android e i suoi misteri. Cap.1

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Se dovessi scegliere un sistema operativo per cellulari non avrei indecisioni: Symban.
Sarò fissato, sarò arretrato, ma la mia esperienza mi porta verso questa indiscutibile scelta.
Anche Nokia, che è già qualche anno che preannuncia nuovi apparati con sistemi operativi diversi, pubblicizzando alleanze commerciali con Microsoft, continua, nonostante tutto, a potenziare il Symbian.
A dir la verità, attualmente il S.O. più presente sui mercati è Android.
Open source, viene utilizzato su un gran numero di nuovi cellulari di qualsiasi fascia di prezzo.
Inizialmente, avvicinandomi ad Android, avevo i miei dubbi: troppo (giustamente, tra l’altro) collegato ad un account Google e troppa necessità di continua connessione on-line.
Il telefono resta praticamente inutile senza pacchetto internet, ma non era l’unico; anche I-phone o Blackberry sono tali.
A parte ciò, l’utilizzo del telefono resta, però, troppo vincolato all’account Google.
Io credo che nella vita moderna sia “quasi” necessario avere un account Gmail, ma in questo caso diventa indispensabile.
Occorre anche valutare che usare un telefono con Android vuol significare mettere nelle mani dell’azienda di Mountain View tutta la nostra privacy, ma se ci si fida… ci può stare.
La sincronizzazione dei dati del telefono con l’account Google porta relativi vantaggi.
I contatti della rubrica salvati su Gmail, vengono in maniera elementare importati sul telefono, così come la sincronizzazione del calendario. Si ha quindi, costantemente, senza necessità di collegare l’apparato al computer,  un backup della rubrica e degli appuntamenti, a salvaguardia di qualsiasi problematica come la rottura del telefono o la perdita dello stesso e, anche in caso di cambio di dispositivo, la procedura per recuperare tutti i dati è estrememente facilitata.
O così dovrebbe essere.
Nel caso specifico, mi trovavo a dover passare i dati della rubrica e del calendario da un Samsung Galaxy a un Acer Liquid. Nulla di più facile.
Verificata la corrispondenza dei dati tra il Samsung e l’account Google (Gmail per i contatti e Google Calendar per l’agenda) sarebbe stato sufficiente inserire l’account Google sul l’Acer Liquid e tutto sarebbe dovuto andare a buon fine.
Nessun problema per la rubrica; nessun dato del calendario veniva importato.
Nonostante sia stata effettuata più volte la sincronizzazione, i vecchi dati presenti su Google Calendar non venivano importati. Se si creava, però, un nuovo evento o sul cellulare o sul sito, lo stesso veniva regolarmente sincronizzato.

(Nota per l’indicizzazione dei motori di ricerca: problema sincronizzazione Calendario Android Acer Liquid).
Se siete arrivati su questo post per la medesima problematica, vi aiuto a risolverla.

Entrate sull’account Google, Calendar, in alto a destra Opzioni, Impostazioni di Calendar, Calendari, Esporta calendari.
Verrà creato e scaricato un file .zip .
Il file va scompattato e, quindi, reso .ics , dopo di che va importato, utilizzando l’apposito comando sempre nella pagina Impostazioni di Calendar, Calendari, Importa calendari.
Alla successiva sincronizzazione, il telefono sarà regolarmente aggiornato, per il principio dei grandi misteri dell’informatica.

Depressione stradale

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Occorrerebbe la macchina del tempo, ma non l’abbiamo.
1986, estate brutta, fredda ventosa. Un Luglio da far schifo.
Ancora minorenne, lavoravo come cameriere in una gelateria del Lungomare Mameli e, ad inizio stagione, nel pieno rispetto dei ruoli lavorativi, il titolare mi aveva mandato a riverniciare una panchina dove i clienti della gelateria sedevano solitamente dopo aver acquistato un cono. Dato che avevo il pennello in mano, ricordo che mi aveva fatto riverniciare (dopo aver carteggiato alcuni chili di ruggine…) anche una ringhiera in ferro di un ponte ed il palo di un segnale stradale corrosi dalla salsedine.
Il tutto per non turbare l’estetica di quelli che sedevano sulla particolare panchina.
Un ricordo triste e indelebile.

Quel segnale stradale mi è rimasto sempre in mente, anche come esempio, nei mesi successivi quando mi trovai a studiare per l’esame della patente.
Era un divieto, per la precisione “Transito vietato ai veicoli aventi una massa superiore a…tonnellate”.
Non ricordo, in realtà, quale fosse la limitazione, ma ricordo benissimo il segnale.
Era stato installato successivamente alla ristrutturazione di quel ponte su un fosso del lungomare. Effettivamente ancora di ponte si tratta, nonostante la ringhiera è stata sostituita per esigenze estetiche con un muretto, nell’ultima sessione di ristrutturazione del lungomare.
A memoria, né io né alcuni abitanti della zona, ricordiamo di lavori di consolidamento di quel ponte, rimasto tale negli anni sotto strati di asfalto, ma del segnale non c’è più traccia.
Gli anziani raccontano che, verso la metà degli anni ’50, terminò la competizione motociclistica “Trofeo Città di Senigallia”, e tra i vai motivi vi era quello che la Strada Statale (allora provinciale) non poteva essere più bloccata per la manifestazione in quanto nessun ente si prendeva la responsabilità di deviare il traffico pesante nell’unica strada alternativa, il Lungomare Mameli, in quanto i ponti ivi presenti non erano strutturati per reggere particolari sollecitazioni.
Sono passati tanti anni, le tecniche di costruzione sono cambiate e forse quel famoso ponte è stato anche rinforzato, per cui quella limitazione non più ha senso di essere valida.
Ho passato l’estate in quel lungomare, e a causa dei lavori di cui ho già parlato (leggi) nei mesi scorsi, di mezzi pesanti sul quel ponte ce ne sono passati tanti. Ad ogni transito mi tornava in mente questo particolare.

Le foto che seguono sono state scattate il 18 Settembre.
All’altezza di quel tratto stradale, all’altezza di quel ponte è già presente (dopo solo alcuni mesi di traffico pesante) un avvallamento della sede stradale di cm.12 (misurati).

Lungomare Mameli, Senigallia.

Disclaimer

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Navigando per la rete, si incontrano spesso blog che riportano il seguente avviso:
«Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001»
Questo si rende necessario in quanto, anche un blog potrebbe, in base alla Legge Urbani (Legge 62 del 7.03.2001), identificarsi come prodotto editoriale.
Che tipo di prodotto editoriale potrebbe essere il mio blog?
Sicuramente un sito di preveggenze. Vedo, prevedo, stravedo e lo scrivo.

Nel Corriere Adriatico odierno leggo questo articolo : ”I parcheggi sono spariti, scatta la rivolta. Incontro tra Memè e gli operatori: a giorni pronte le aree di sosta all’interno della ex Sacelit.
Nel corpo dell’articolo vengono riportate alcune problematiche che, guarda caso, avevo evidenziato sulla mia bacheca Facebook lo scorso 19 Giugno, ma non solo. Problematiche ben preannunciate e trattate già nel Ottobre del 2010, su questo post .
corel175

 

 

 
Mi chiedo, sono io che sono un veggente oppure qualcuno non vuole guardare oltre il proprio naso (rosso)?

Disclaimer: Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, ma potrebbe farvi conoscere tante cose, tanto prima. 

HOMO CATERPILLANUS

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HOMO CATERPILLANUS
Evoluzione dell’Homo sapiens, negli ultimi anni ha avuto un enorme sviluppo e diffusione sul territorio nazionale.
Si distingue per un Q.I. superiore alla media, che lo porta ad un’attenta analisi dell’ambiente in cui vive, cercando di difendersi dai pericoli incombenti per l’umanità.
Questa innata autosalvaguardia lo porta ad essere ipercritico sulle normali vicende giornaliere, tanto da determinre alcune caratteristiche comportamentali.
Pessimista, economo all’eccesso, ecologista, animalista, scazzato dalla mattina alla sera.
Il suo bicchiere è sempre mezzo vuoto, perché è buco e la colpa è sempre del governo.
Carnagione pallida, occhiali da vista.
Solitamente vive nell’ombra in quartieri popolari di grandi città, dove lavora come precario da anni.
Nell’ultimo periodo sente la necessità di socializzare e si raggruppa con suoi simili in incontri nazionali.
Lo si riconosce facilmente dal suo abbigliamento casual, maglietta di “Emergency”, bermuda, cappellino e l’immancabile marsupio legato in vita.
Non è pericoloso.
In questo periodo migra al mare, a Senigallia in particolare, dove siamo riusciti a fotografare alcuni esemplari fuori dal branco.
homo

Vacanze in cantiere

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Con l’avvicinarsi sella stagione estiva, occorre già pensare a dove trascorrere le ferie e soprattutto prenotare.
Più di una volta mi sono affidato a Booking per scegliere la sistemazione alberghiera e, devo essere sincero, lo reputo un ottimo sito con ottime proposte. Tecnicamente Booking offre spesso tariffe ridotte su hotel qualitativamente buoni approfittando di alcune particolari situazioni.
Per esempio mi è capitato di prenotare a prezzi stracciati in hotel 4 stelle vicino a zone fieristiche che, fuori dei periodi “caldi” dispongono di molte camere libere, oppure in hotel di categorie superiori non più facilmente raggiungibili a causa di lavori stradali temporanei. In casi estremi, in hotel in cui in alcune zone erano in corso dei lavori di ristrutturazione e al massimo c’era un po’ di rumore in più.
Per una tariffa vantaggiosa, si sopporta tutto, l’importante è conoscere a priori la strategia di booking che si pone come intermediario tra te e l’hotel.

Quello che invece da fastidio è prenotare direttamente dal sito dell’hotel, camere in promozione e non venire avvisati del motivo per cui le camere vengono svendute.
La storia che vi sto per raccontare non è capitata direttamente a me, ma a miei conoscenti, ma è giusto renderla pubblica per far capire come, in certe zone, funzionano le cose.
L’offerta era ottima, 19 euro a notte a persona, con colazione in hotel 4 stelle lusso a Ischia (sconti apparentemente giustificati dal periodo di bassa stagione. Settimana dal 9 al 16 Aprile 2011, con Pasqua lontana).
Hotel Delfini, via Nuova Cartaromana, Ischia.
Il sito è un ottimo biglietto da visita: “Accertatevi di essere ben svegli perché venendo da noi avrete la sensazione di sognare“.
E, forse, chi mi ha raccontato questa storia ha sperato che fosse veramente un sogno.
Prima di andare avanti nel leggere questo post, vi invito a dare un occhiata al sito dell’albergo.
Aprite le pagine relative alle foto dell’hotel, della piscina, della spiaggia privata. Curiosate anche nella sezione “Film location” e scoprirete che anche Pieraccioni ha scelto l’hotel per alcune scene di un suo film.
Sembra veramente un posto da sogno. Sognate pure. La realtà è ben diversa.
All’interno dell’hotel sono in corso dei lavori edili, violando, dal primo all’ultimo articolo tutto ciò che impone il Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (sicurezza nei luoghi di lavoro). Ma, forse, a Ischia, le leggi non si applicano.
In questa foto, illustrativa come esempio, il tragitto che il cliente doveva percorrere per raggiungere la camera da letto.

Hotel Delfini Ischia

Qui, invece, un ampio servizio fotografico dello stato in cui si trovava l’hotel, nonostante fosse regolarmente aperto al pubblico, nella settimana dal 9 al 16 Aprile.
Ora, rileggete il titolo di questo post.

Flash our Nokia using Phoenix

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phoenixProblematica: Peter, pensionato olandese, da anni in Italia, riceve come premio Vodafone One un Nokia C7 Vodafone brand. Il telefono non ha, tra le lingue di default, l’olandese, lingua a Peter necessaria per inviare messaggi ai figli.
Risoluzione.
Sappiamo che non esistono possibilità “regolari” per aggiungere una lingua a quelle già presenti di defoult.
Una soluzione, finora definibile standard, è quella di sostituire il product code ovvero il codice del software personalizzato che Nokia inserisce nel telefono base. Modificando il product code con Nemesis Software Suite si “inganna” Nokia Software Update e si scarica il software desiderato.
Procedura solitamente utilizzata anche per rendere il telefono “no brand”.
Guide su questa procedura (abbastanza elementare) si trovano facilmente in rete.
Con il Nokia C7, e con altri terminali di ultima generazione, questa procedura non è più possibile.
Unica soluzione fattibile è quella di effettuare la sostituzione del software tramite Phoenix.
Anche in merito a questa procedura si trovano guide abbastanza dettagliate in rete ma, vincolate alla versione di Phoenix utilizzata e che possono differire tra loro anche radicalmente.
Non avendo trovato in rete tutorial specifici in lingua italiana, per la recentissima versione di Phoenix (la 2011.08.005.45529) ho pensato potesse essere utile descrivere la procedura seguita.
Per esperienza, come premessa, specifico che questa guida è relativa all’utilizzo della versione 2011.08.005.45529 e che con versioni precedenti o successive, potrebbe essere non valida.
Per prima cosa, cerchiamo sul nostro telefono Nokia alcune informazioni necessarie digitando *#0000#.
I dati da segnare sono il codice riportato sulla voce TIPO (RM-675 nel caso del C7) e la versione del software.
Cerchiamo e scarichiamo dalla rete l’ultima versione di Navifirm (facilissima da reperire) e tramite questo programma cerchiamo il software desiderato selezionando, prima il Product (verificando il codice RM rilevato sul nostro telefono), poi la Release (ovvero la versione del software, avendo l’accortezza di utilizzare la medesima versione presente sul telefono o una successiva, evitando possibilmente una precedente) e poi, come ultima scelta, la Variant desiderata (quella relativa al product code).
Nel nostro caso, una contenente il codice NL relativo all’Olanda.
Marcare tutti i file che risultano nell’ultima colonna ed effettuare il download salvandoli nella medesima cartella.
Ora dal sito del produttore scarichiamo Phoenix e lo installiamo.
Creiamo, ora, una cartella in questo percorso:  C:\Programmi\Nokia\Phoenix\Products  e la nominiamo con il codice RM rilevato precedentemente avendo l’accortezza di utilizzare le maiuscole ed il trattino tra la sigla e le cifre (nel nostro caso la cartella si chiama RM-675)
All’interno della cartella al percorso  C:\Programmi\Nokia\Phoenix\Products\RM-675 copiamo tutti i file scaricati con Navifirm.
Alcune guide invitano a utilizzare Phoenix con computer ove non siano installati altri programmi marchiati Nokia (esempio PC suite o OVI). Io credo che sia sufficiente evitare che, al momento della connessione del telefono al computer, questi programmi si avviino.

Preciso che effettuare questa operazione potrebbe arrecare danni irreversibili al telefono in caso di black-out; che si potrebbe perdere la garanzia; che è consigliata ad esperti; che il telefono deve avere la batteria completamente carica; che è meglio fare il backup del telefono perché perderai tutti i dati; che non sono responsabile se combini una cazzata (e ci manca pure questa…) … bla… bla… bla…
Solite raccomandazioni, ma se sei arrivato a leggere fino a questo punto vuol dire che sei veramente intenzionato a flashare il tuo Nokia. E fai bene.
Se ami il rischio, continua a leggere.

Colleghiamo il nostro Nokia (acceso con Sim inserita) al computer selezionando sul telefono come tipo di connessionePC Suite.
Apriamo Phoenix.
Nel menù a tendina relativo alla voce Connections, selezioniamo la voce USB seguita dal solito codice RM (nel nostro caso USB1 – RM-675) . Se questa voce non è riportata, vuol dire che il telefono non è correttamente collegato al computer.
Clikkiamo su File-Scan Product e attendiamo qualche secondo fino a che in basso sulla barra non viene riportata la scritta riguardante i dati del nostro telefono (riportante tra l’altro, ancora una volta il codice RM e la versione del software).
Verifichiamo che il codice RM riportato sulla barra in basso sia lo stesso con cui abbiamo precedentemente rinominato la cartella al percorso  C:\Programmi\Nokia\Phoenix\Products\ e che sia sempre lo stesso incontrato fino ad ora.
Clikkiamo su Flashing-Firmware update.
Sulla maschera che si è aperta, clikkiamo sul quadrato con tre puntini, alla voce Product Code.
Sulla successiva maschera selezioniamo la versione di software che corrisponde a quella contenuta nella cartella che abbiamo precedentemente creato al percorso  C:\Programmi\Nokia\Phoenix\Products\ ovvero il software che desideriamo installare e clikkiamo su OK.
Siamo pronti per flashare il Nokia.
Se sei pienamente convinto della tua azione, clikka su Refurbish.
Attendere che la barra blu giunga alla fine e sulla finestra poco più in basso si può seguire l’andamento della procedura in percentuale. Nel frattempo sul display del telefono comparirà la scritta Test mode. 
Durante questa procedura non scollegare il telefono dal computer e pregare che non salti la corrente elettrica.
Attendere con fiducia il messaggio di successo dell’operazione.
Fatto ciò, il telefono sarà completamente nuovo con il software desiderato.


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