La Concordia come il Titanic.
La tragedia della Costa Concordia non può essere assolutamente paragonata al naufragio del Titanic avvenuto in mezzo ad un oceano, nel 1912, dove la collisione fu determinata dal non avvistamento dell’iceberg a causa della mancanza di binocoli.
La vera causa della tragedia, è la superficialità.
Con la strumentazione attuale, tra GPS, radar di superficie e di navigazione, ecoscandaglio, bussola magnetica e girobussola, non puoi urtare uno scoglio “non presente sulle carte nautiche” come dichiarato nell’immediatezza da Francesco Schettino, il pseudo comandante.
Certo, riuscire a vedere la strumentazione, dal tavolo della sala ristorante, non era facile…
E’ vero che un comandante può anche delegare al timone uno dei collaboratori, magari mentre stai attraversando un oceano, non mentre decidi di fare rotta sotto costa per la “pratica dell’inchino” ovvero per il saluto agli abitanti della località. Pratica che si che si verificava spesso negli ultimi mesi, concordata e annunciata, a fini turistici.
Lo stesso sindaco dell’Isola del Giglio, nello scorso Agosto, in una missiva pubblica, ringraziava un altro comandate per il passaggio sotto costa del 14 Agosto. Era quindi abitudine deviare dalla rotta sicura, solo per una strombazzata di sirene davanti ad un porticciolo.
Ma non solo al Giglio, Schettino, salernitano, passaggi sottocosta li effettuò anche sulla costa sorrentina.
Un’abitudine, cosa vuoi che sia… Mannaggia a questo scoglio spuntato chissà da dove.
Superficialità nel lasciare il timone di una città galleggiante nel mani di chissà chi; superficialità nell’osservare la strumentazione di bordo e nel praticare un cambio rotta solo per far divertire qualcuno. E non è tutto qui.
Dopo l’impatto, la superficialità nell’affrontare il problema.
Non sappiamo se, nel frattempo, Schettino era rientrato nella sala di comando, ancora con la coscia di pollo in bocca, ma, in qualsiasi caso, il comandante si deve prendere le sue responsabilità.
La sua nave ha urtato uno scoglio, ma non viene dato l’allarme alla Capitaneria di Porto, mentre ai passeggeri si racconta che l’imbarcazione ha un problema elettrico. I passeggeri, meno cretini del comandante, hanno incominciato a chiamare i numeri di soccorso ed ad avvisare delle problematiche a bordo. L’unico caso in cui è stata la Guardia Costiera, avvisata dai Carabinieri, ai quali continuavano ad arrivare segnalazioni, a contattare la nave per chiarimenti, e a far scattare, un’ora dopo l’impatto, l’allarme.
Arriva, poi, un lampo di genio del comandante. Dato che c’è una motovedetta della Guardia di Finanza nei pressi, perché non agganciare un cavo in modo da essere trainati?
E’ incredibile come le responsabilità di pilotare una nave come la Costa Concordia, siano in mano ad una persona come Schettino. Fortunatamente per la società viene immediatamente sottoposto a fermo poi successivamente arrestato.
L’aver parcheggiato una nave di crociera della stazza di 114.500 tonnellate a solo 150 metri dalla riva di un parco marino nazionale, basta per definirlo un incompetente.
Dimostra, inoltre, un atteggiamento di estrema superficialità per come mette, senza remore, a repentaglio la vita di 4.229 persone effettuando un inutile cambio di rotta.
Inoltre, è pure un vigliacco.
Il codice della navigazione parla chiaro, “Il comandante deve abbandonare la nave per ultimo, provvedendo in quanto possibile a salvare le carte e i libri di bordo, e gli oggetti di valore affidati alla sua custodia”.
Schettino, a mezzanotte circa, è già a terra, la Guardia Costiera ne è a conoscenza e lo invita a a risalire a bordo per coordinare le procedure di evacuazione, ricordandogli le sue responsabilità e la gravità del suo comportamento in qualità di comandante. Schettino, avrebbe assicurato che sarebbe risalito a bordo della Concordia, ma questo non è mai avvenuto.
Le procedure di evacuazione avvengono nel peggiore dei modi.
Inutile dare le colpe al panico dei passeggeri (si è scomodato anche il cappellano per incolparli); passeggeri che nel panico ci sono finiti dopo essere stati presi in giro con la storia del generatore elettrico, con la superficialità con cui vengono prima indirizzati verso i ponti per l’evacuazione, poi nuovamente verso le cabine; passeggeri che hanno dovuto lottare per un salvagente, lottare per salire su una scialuppa; passeggeri che si sono trovati di fronte ad una grave emergenza aiutati da personale di bordo incompetente (“gran parte del personale non parlava italiano e non sapeva cosa fare e né, ovviamente, ci dava indicazioni“), scialuppe che non riuscivano a scendere in acqua, cavi che si rompevano. Se c’è panico, è assolutamente giustificato…
Una nave come la “Concordia”, ha 26 scialuppe di salvataggio che hanno una capacità di 150 persone ciascuna per un totale di 3.900 posti. Il conto non torna: a bordo, in totale c’erano 4.229 persone.
Superficialità, quindi, anche da parte della compagnia armatrice, la Costa Crociere, sia per come gestisce il settore sicurezza sia per come ha affrontato l’emergenza. Le dichiarazioni del direttore generale Gianni Onorato si scontrano con i fatti reali: “Le procedure di sicurezza ed evacuazione previste in questi casi sono state eseguite nei tempi corretti, le norme sono state rispettate dal comandante”, “in quei momenti, l’unico che può prendere decisioni sui tempi e’ il comandante. E noi dobbiamo rispettarle”. Peccato che a mezzanotte il comandante era già a terra, mentre l’evacuazione alle sei del mattino era ancora in corso…
La compagnia, inoltre, è riuscita, solo molte ore dopo il disastro, a fornire la lista delle persone a bordo.
Superficialità anche nella progettazione. Le porte delle cabine hanno una serratura elettrica a badge. In caso di mancanza di corrente rimangono chiuse. Praticamente intrappolando gli occupanti.
Una tragedia dettata dalla superficialità.
All’epoca del disastro della Moby Prince, fu ipotizzato che il personale di bordo fosse distratto dalla visone di una partita di calcio, in quel caso Juventus-Barcellona.
Venerdì sera il match in corso era sicuramente di minore importanza, Nocerina-Sassuolo, e al momento dell’impatto stava iniziando il secondo tempo. Forse che il comandante Schettino, salernitano, fosse interessato al match?
La scatola nera svelerà tutte le verità, nel frattempo occorre meditare per prossima vacanza.
