PubbliciTàg

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Era il Luglio del 2015, visitando l’Expo a Milano, mi imbatto in un uomo che, da solo, di fronte ad uno stand, distribuiva volantini, pubblicizzando la sua regione e in particolare il suo territorio locale. La regione era la mia regione, le Marche, il territorio il maceratese. Risultava, quindi, inevitabile scambiare due parole e nel conoscere questa persona, scoprivo che era di Treia, città a cui sono particolarmente legato. Ci scambiamo nome e contatti e alcuni giorni dopo scopro che la persona che avevo conosciuto, tal David Buschittari era l’assessore al turismo del piccolo Comune maceratese. Un assessore che faceva il suo “sporco” lavoro di pubblicità del territorio, distribuendo volantini.
Alcuni giorni fa, leggo su un quotidiano locale un articolo così titolato: “Il Comune: postate foto di Senigallia.” “L’invito a operatori e cittadini in apertura di stagione a partecipare alla promozione della spiaggia di velluto”. All’interno dell’articolo le parole di Enrico Rimini, consulente del sindaco per il turismo, nonché albergatore, che invita a postare foto della città sui social network.

La prima idea che mi viene in mente è la più scontata: a pubblicizzare il turismo ci deve pensare il Comune, l’operatore turistico o il cittadino? Tutti, il cittadino compreso: la città vive con il turismo e se più persone scelgono Senigallia come meta delle vacanze estive, meglio è per tutti.
Per tutti… tutti, tutti? E qui ragiono.
La famiglia Brambilla, viene 7-10-15 giorni in vacanza a Senigallia. C’è il mare, ci sono gli spettacoli, la città è pulita, la spiaggia è pulita; ci sono il Summer Jamboree, i fuochi d’artificio, i mercatini in centro, sul lungomare, la fiera; girano in bicicletta o a piedi; pagano una pizza 10 euro, un menù di pesce a 50, bevono un crodino a 5 euro. Intanto… sono in vacanza…
Il turista arriva a Senigallia e legge subito “La città del Summer Jamboree”, City dog friendly. Divertimento, allegria, musica, rispetto per gli animali.
La realtà del cittadino è diversa. 365 giorni l’anno a Senigallia, non solo il tempo di una vacanza. Il cittadino, che paga le tasse si accorge che la città non è fatta per lui, ma per il turista. Il marciapiede del lungomare che in estate è fiorito e lindo, in inverno è una distesa di merde di cane. In spiaggia, una perenne coltre di legna e rifiuti che “deve” sparire per Pasqua. I prezzi restano sempre quelli… 365 giorni l’anno; si paga una cena al ristorante il 30% in più che nelle località limitrofe. Ogni manifestazione o mercatino, anche il più insulso, blocca il centro storico; la viabilità, che è già carente, diventa impossibile, mancano parcheggi. La città diventa invivibile, le lamentele dei cittadini sono inascoltate e le poche risposte che gli amministratori riescono a dare sono sempre quelle “lo facciamo per il turismo”, “è arrivata tanta gente”, apportando cifre sulle presenze esagerate in maniera ridicola, smentite anche dagli stessi operatori commerciali. Gli affitti salgono alle stelle, la valutazione immobiliare è alta. Il cittadino paga le tasse e si sente dire che gli aumenti della tassa dei rifiuti sono collegati alla pulizia della spiaggia e alla maggiore produzione dei rifiuti nel periodo estivo.
Il cittadino non è stupido, è stanco.
Si accorge che sono state asfaltate Via Zara e Via Mondolfo, mentre Via Cellini, che è una delle principali arterie, è un percorso per fuoristrada.
Il cittadino è stanco ed inascoltato.
Ho sempre amato questa città, sia in inverno che in estate, ma non è più fatta per chi ci deve vivere, per chi ci deve lavorare senza, per forza, sfruttare il turismo.
Vuoi le foto, le faccio, le posto e ti ci taggo. Alla merda che c’è per strada, ai rifiuti abbandonati dietro l’angolo, alle vetrine buie dei negozi di un centro storico che sta morendo (perché non si campa solo di birra venduta durante al Summer Jamboree), alle macchine parcheggiate selvaggiamente nelle sere di teatro, ai “gentili” parcheggiatori del centro storico, alle opere edili incompiute, al traffico, agli articoli dei giornali dove, per tutto l’anno, il cittadino si lamenta.
Non solo, ti taggo, anche, sulla pagina di booking di qualche anno fa, dove una camera di albergo a 3 stelle, per una notte ad Agosto, veniva venduta a 900 Euro.

Carnevale di Senigallia 2017

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E’ ufficiale: la 35esima edizione del Carnevale di Senigallia (Comune che, nel frattempo, ha acquisito altre tre frazioni, Montemarciano, Casine ex di Ostra e Ponte Rio) sbarca per la prima volta nella cornice di Piazza Garibaldi. Finalmente, questo luogo recentemente riqualificato, viene utilizzato per qualcosa, a discapito della vecchia, classica location del Foro Annonario. Una perdita per i commercianti del Foro Annonario che però, in questo periodo, hanno l’area occupata dalla pista di pattinaggio installata accollandosi anche delle spese.
Questo cambio di location presenta problematiche che potrebbero non essere state valutate.
Il destinare Piazza Garibaldi alla sfilata di carnevale vuol dire limitare o bloccare il traffico nelle vie adiacenti, strade utilizzate come vie di uscita da due delle caserme delle forze dell’ordine della città e anche dalla locale Polizia Municipale. Da un lato il XIV Reparto Mobile di Polizia, dall’altro, poco distante, la caserma dei Carabinieri, sulla stessa piazza, la Polizia Municipale. Concentrare il flusso dei carri e di persone in via Cavallotti potrebbe essere un impedimento per l’uscita dei mezzi di emergenza da queste tre caserme.
La seconda problematica è collegata ai mezzi che transiterebbero sulla pavimentazione di Piazza Garibaldi. L’amministrazione comunale ha preso un chiaro indirizzo in merito alla salvaguardia e la cura della pavimentazione. Gli ambulanti che il giovedì mattina con i loro furgoni stazionano sulla piazza, non solo hanno pagato una cauzione di 100 euro per eventuali insudiciamenti, non solo sono obbligati a mettere cartoni o teli in plastica sotto il motore dei furgoni, ma, non possono nemmeno transitare sopra gli stemmi papali.
Ricordiamo che, solitamente, i carri di carnevale sono allestiti su vecchi rimorchi e trainati da trattrici agricole.
Come verrà tutelato il fondo così prezioso della così bellissima location?


Caro rifiuto

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I recenti aumenti della Tassa sui rifiuti, mi spingono a recuperare alcune parole da me scritte nel 2010 e “prestate” in campagna elettorale in merito all’argomento, integrandole con alcuni dati recenti.
Dal 2006 in città si attua la raccolta differenziata con buoni risultati: attualmente la città sta differenziando il 67% del rifiuto.
Il raggiungimento di questi valori è esclusivamente dato dalla costanza, dall’impegno, dall’operato del singolo cittadino e del singolo gruppo famigliare. Senza dubbio un successo del senso civico della persona. Non ci sono altri soggetti cui dare il merito. E’ sbagliato dare il premio “riciclone” al Comune. La differenziata inizia e finisce sotto il lavandino di ogni piccola famiglia.
Per legge si definisce “rifiuto” qualsiasi cosa di cui ci si vuole disfare.
Partendo da questo principio proviamo ad analizzare il percorso della nostra spazzatura.
Prima dell’avvento della differenziata, tutto finiva in un unico sacco, che era gettato in un unico cassonetto di zona. Era poi compito del Comune provvedere allo smaltimento del rifiuto e, logicamente, vi era la necessità di pagare per ciò. Tramite una tassa, la TARSU, il cittadino pagava il Comune affinché provvedesse alla raccolta e al conferimento in discarica del rifiuto prodotto. In discarica entrava il 100% del rifiuto e i costi per lo smaltimento erano elevati.
Con l’avvento della differenziata, il rifiuto è suddiviso, all’incirca, con queste percentuali ricavate dai dati dell’anno 2015: 23% organico, 11% carta e cartone, 7% plastica e metalli, 8% vetro, 29% di grigio, 22% altro.
Questa è la tabella di riferimento (tabella 3 PIANO FINANZIARIO 2016 E RELAZIONE INERENTI IL SERVIZIO DI GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI)
Si può trovare qui

Già appare strano il valore 22% di altro, calcolabile dalla differenza tra RSU totale e le singole voci. Un valore quantificato in 96,7 kg/abitante*anno. Valore incredibilmente alto già nel 2014 (74 kg/abitante*anno) in contrasto con lo stesso degli anni precedenti assestato su valori molto più bassi (15.81 nel 2013, per esempio). Valore in contrasto anche con quello omogeneo negli anni della RSU totale.
Qualcuno dovrebbe spiegarci quali sono i 100 kg di altro rifiuto “urbano” che ogni cittadino produce. Evidenzio urbano, poiché la relazione di riferimento parla di gestione dei rifiuti urbani.
Tolti i materiali riciclabili, il grigio (indifferenziato), è la parte del rifiuto che è attualmente conferita in discarica. Già da questi dati appare chiaro che dovendo smaltire solo il 29% del rifiuto, le spese di smaltimento si riducono notevolmente.
Il resto è riciclato. Ovvero il rifiuto, successivamente allo stoccaggio, è venduto.
Facciamo un esempio, analizzando i dati della tabella 2 del medesimo Piano Finanziario, si legge che vengono raccolti kg. 2.823.490 di carta che in un mercato in cui è valutata 0.04 euro al Kg produce un introito di Euro 112.939,60. Somma di cui si perdono le tracce.
La logica vorrebbe che una parte di questo introito, ottenuto con la ligia opera di differenziazione del cittadino, ritornasse nelle sue tasche. La logica vorrebbe che, dato che le spese di smaltimento del grigio diminuiscono, anche la tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani diminuisse.
Tutto ciò non accade, anzi la tassa aumenta, nella circostanza duplica.

Free parking Bangla

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La classica famiglia Rossi composta due genitori e due figli abita in un classico appartamento con tre camere da letto nel centro storico di Senigallia (AN). I genitori lavorano e necessitano di due autovetture; uno dei figli ha la terza autovettura.
Da quando il Comune ha deciso di rendere a pagamento la sosta nella zona, è venuto incontro ai residenti con questo accordo. Ogni NUCLEO FAMIGLIARE, per ogni patente, ha diritto ad un permesso gratuito ed un secondo permesso a pagamento (circa 100 euro annuali). Ogni eventuale veicolo in più deve pagare regolarmente la sosta o sperare in un parcheggio gratuito in zona (che non esiste).
Un nucleo famigliare, una sola patente, una sola autovettura gratuita, le altre tutte a pagamento, Due patenti, la seconda autovettura con permesso a pagamento, le altre, eventuali, pagano la sosta. Già con questa disciplina, il single benestante con un appartamento al pari di quello della famiglia Rossi, e che possiede due auto, ha la problematica che la seconda resta fuori dai permessi.
L’assurdo non è questo, però.
L’appartamento situato sopra quello della famiglia Rossi, di conformazione identica, con tre camere da letto è abitato da bangladesi; gente bravissima, inseriti nella comunità, gran lavoratori, in questo caso ambulanti, che seguendo le nuove mode, attuano la nuova politica abitativa del cohousing.
Ciascun nucleo familiare vive all’interno di una camera dell’appartamento dividendo le spese per i consumi e condividendo alcuni spazi comuni e servizi comuni come la cucina ed il bagno. Praticamente dove la famiglia Rossi abita in quattro, i bangladesi abitano in 12 con tre nuclei famigliari distinti.
In ogni nucleo famigliare c’è un patentato che, facendo l’ambulante ha un furgone per la propria attività, e, per quanto descritto sopra, ha diritto ad un permesso gratuito.
Quindi, mentre la famiglia Rossi paga 100 euro per un secondo permesso ed in più la sosta della terza autovettura, i bangladesi del appartamento di sopra hanno tre permessi gratuiti abitando nelle stesso identico appartamento.
Negli anni scorsi, avere un permesso residenti era già oro. In questo momento, avendo l’amministrazione comunale eliminato circa 200 posti auto dal centro storico, la cosa difficile è anche trovare uno stallo di sosta libero. Se poi, la normativa permette tre permessi gratuiti collegati ad un solo appartamento, la vita di noi residenti è sempre più dura.

Come uccidere un centro storico e pedalare sorridenti contromano.

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Sarebbe bello vivere in un centro storico senza auto, senza traffico, dove poter liberamente scorrazzare a piedi o in bicicletta. Sarebbe bello avere in un centro storico piazze ampie, libere da veicoli, dove poter riunirsi e lasciare giocare i bambini. Sarebbe bello che ogni centro storico ritorni ad essere a misura d’uomo e non di auto; dove i bambini ritornino ad essere i padroni della strada.
Qui a Senigallia, l’amministrazione comunale ci sta provando, con un processo iniziato da anni, con la realizzazione di ZTL, di aree pedonalizzate, con la ristrutturazione di piazze ed il recupero dei luoghi. Il centro storico, lentamente, sarà privo di traffico e veramente a misura d’uomo.

La bella storia, però, si ferma ed il titolo di questo post non è lì a caso.

In tutto questo bel processo qualcuno non ha tenuto conto di un fattore importante, quanto determinante, per la vitalità del centro storico stesso: i residenti e le attività commerciali.
Quando sulla pagina Facebook di un amministratore trovi queste parole, già ti rendo conto della semplicità con cui la problematica viene affrontata.
E dopo il miracolo di Natale,ecco quello di Pasqua.40 ulivi addobbati dai nostri ragazzi delle scuole primarie,prendono il posto di 40 auto parcheggiate perennemente davanti alle vetrine dei nostri negozi del centro storico. Un altro mondo è possibile. Io ci credo.
Ogni centro storico è tenuto in vita dai residenti, chi sceglie di ristrutturare piuttosto che costruire in periferia, chi recupera un vecchio magazzino e ne fa un’attività commerciale, chi investe nel trasformare un rudere in moderne e care unità abitative. Chi crede nella valorizzazione dei centri storici a patto che sia possibile una vita all’interno.
Purtroppo il “residente”, in questa città è un essere invisibile, che non ha diritti.

Immaginate una famiglia attuale e provate ad immaginarla senza auto. Difficile molto difficile. Immaginate una famiglia attuale e provate ad immaginarla con un’auto sola. Difficile.
Genitori che devono andar al lavoro, bambini da accompagnare a scuola al mattino, in palestra o alla pista di pattinaggio al pomeriggio, al cinema alla sera.
Immaginate, anche, che in un centro storico non è escluso, anzi probabile, che molti residenti siano anziani e che l’auto sia una vera necessità per raggiungere i servizi sempre più delocalizzati, come il semplice laboratorio analisi o il supermercato.
Analizzate poi la struttura architettonica dei palazzi di un centro storico: palazzi costruiti quasi tutti senza rimesse per le auto e con le cantine il cui accesso è esclusivamente tramite scale; palazzi dove anche parcheggiare una bicicletta diventa un problema. Avere un garage o una cantina accessibile ai mezzi, in un centro storico, è un lusso, ed è per pochi.
Ora pensiamo ad un’attività commerciale che resiste in un centro storico, come quella di un artigiano, calzolaio, falegname, sarto, oppure a quella che vende accessori per la casa, i cui clienti per poterla raggiungere in auto necessitano di un parcheggio che non c’è, neanche per il semplice carico della merce acquistata. La volta successiva andranno a comprare altrove…
Oppure, immaginate un ristorante la cui clientela non è necessariamente composta da pedoni o da ciclisti con sorrisi stampati in volto che circolano ovunque e contromano, non credete che ne risenta della mancanza di parcheggi?
Detto tra noi, silenziosamente, perché altrimenti sarebbe “schizofrenica” polemica, voi, per andare a cena in centro, parcheggereste nella paludosa area del Ex-Italcementi che dista “solo” 760 metri dal centro, perché è stato scelto un progetto assurdo per Piazza Garibaldi?

Senigallia è una città che guarda al futuro, ad un futuro senza auto nel centro storico, realizzando enormi piazze in stile “imperial comunista” (leggasi Piazza Rossa o Piazza Tien’anmen) togliendo parcheggi e tagliando alberi, senza tener conto di chi in quel centro storico ci vive e lo rende vivo, ovvero il residente che si vede privato di posti macchina, l’attività commerciale che senza parcheggi muore, l’anziano che su quella panchina, sotto quell’albero, in quella piazza, trovava un po’ di refrigerio estivo.
Sarebbe bello avere un centro storico senza auto, si, è vero, ma non sarebbe bello avere un centro storico abbandonato dai residenti, abbandonato dalle attività commerciali.

Rileggendo le parole dell’assessore, considerando poi che di quei 40 alberi che tolgono altrettanto posti macchina e che in teoria “oscurerebbero” le vetrine, effettivamente solo 5 o 6 sono posizionati davanti alle vetrine, e che quelle autovetture, private dello stallo di sosta, sono esclusivamente di residenti che non faranno altro che parcheggiarle nei posti a pagamento nella adiacente via, togliendo a loro volta posti macchina a chi deve raggiungere il centro storico, se ne capisce la semplicità, la superficialità e l’assoluta incoerenza (e ringraziamo pure i commercianti!).

La pedonalizzazione è un obbiettivo da raggiungere tenendo conto anche e soprattutto tenendo in considerazione chi quel centro storico lo tiene in vita. I parcheggi andrebbero realizzati, non tolti, ed occorre, prima di tutto, assicurare i servizi. Nel 1988, Urbino già aveva un centro storico in gran parte pedonalizzato o a traffico limitato, ma, al contempo, forniva un servizio navetta, gratuito per determinate categorie di persone, che, con un minibus, collegava il centro con i parcheggi scambiatori, con supermercati ed ospedali. Continuamente.
In questa città, nel centro storico di Senigallia, con scelte prive di coerenza, perché quella piazza alla fine sarà bella, ma, non accontenterà nessuno, si tagliano alberi, si cancellano parcheggi, si soffocano le attività commerciali, e soprattutto si prende in giro il cittadino, pedalando sorridenti contromano.

Diamo un taglio al degrado

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Pensavo di averle sentite tutte.
Pensavo, sbagliandomi, che la campagna elettorale appena terminata fosse stata una vetrina già piena di cazzate; l’asso nella manica di un candidato a sindaco nel voler trasformare uno dei simboli della città, la Rotonda a Mare, in un Hard Rock Cafè, pensavo fosse insuperabile.
Invece no, mi sbagliavo.
La location di questa vicenda è Senigallia, nel suo centro storico, una zona tutelata dalle rigide norme del famoso “Piano Cervellati”, del tipo che se vuoi un’insegna fuori dal tuo negozio, la puoi fare solo in un modo: non troppo luminosa, non troppo colorata, non troppo grande, non troppo come vuoi tu. Vuoi mettere i tavolini fuori dal tuo bar? Li devi avere solo di quel tipo. Ti serve una pedana perchè il fondo stradale è a dorso d’asino? Piuttosto che darti il permesso, sistemo la strada. Ombrelloni, no; panni stesi alle finestre, no; targa professionale fuori dall’ufficio? Solo in marmo modello “Luctus”.
Nel centro storico di questa città, dove il “Piano Cervellati” detta regole “stile dittatura nord coreana” si tagliano lecci, alcuni dei quali, definibili “secolari”.
Ne tagliano 60, ignorando la Legge Regionale n.25 del 10/03/2005, con modalità “ejaculatio praecox” o meglio “diarrhoea ramulus” con la finalità di iniziare in tempo (per prendere dei finanziamenti) un progetto: “Tanti enti che assieme hanno progettato un intervento di riqualificazione importantissimo per la città e superato tanti ostacoli per poter giungere alla firma, lo scorso 27 maggio, della convenzione. Un sogno che si è concretizzato solo grazie a uno sforzo congiunto, ognuno per la propria parte, partendo però prima dal bisogno di risposte sociali in termini abitativi e poi dalla necessità di riqualificare l’area”.
Un progetto di riqualificazione dell’area. Ci può stare.
Resta, comunque, il fatto che tagliano 60 alberi da Piazza Garibaldi, in un centro storico, vincolato da rigidissime normative . Dicono che sono malati, dicono che hanno una certificazione di un’agronomo, ma è molto generale, non specifica pianta per pianta e soprattutto non parla delle possibilità di recupero della pianta stessa. Effettivamente, alcuni sono malati ma, se dovessimo fare un paragone umano, vanno dal semplice raffreddore alla broncopolmonite; altri sono sani, come verificabile da questa foto.

Per l’amministrazione, per gli agenti della forestale intervenuti (avrebbero potuto bloccare l’azione richiedendo una certificazione pianta per pianta) è tutto regolare; potrebbe mancare un’autorizzazione regionale, ma forse no. Alla fine l’operazione ha inizio, li tagliano, tutti. Senza distinzione, sia quelli malati (ma, non assolutamente a rischio caduta) sia quelli sani. Manifesto dell’operazione è: “Progetto di riqualificazione”. Punto.
In tutto questo, gli ambientalisti cittadini latitano. Nessuna dichiarazione, nessun intervento. Anche i politici più “verdi”, quelli che si fanno fotografare sorridenti all’appuntamento annuale per la “festa dell’albero”, restano in religioso (il termine è opportuno) silenzio. Le associazioni pure.
Se io fossi un vero ambientalista, libero da catene politiche, o schiodato dalla croce, io, quelle catene le avrei utilizzate per legarmi a quelle piante frettolosamente tagliate. Poi, vediamo se sono tutte marce da abbattere…
Invece no, gli ambientalisti hanno latitato, tutti.
Un tempo si diceva che i “verdi” fossero come i cocomeri: verdi fuori, ma rossi dentro.
L’erede di quel movimento politico della fine degli anni ’80, i cui appartenenti erano veri ambientalisti, acclamato a gran voce da chi gli aveva affidato un voto perché credeva nella sua indole ambientalista, ad operazioni avanzate e ormai irreversibili scrive: “…quest’azione di rigenerazione urbana (che porterà a rivitalizzare un isolato oggi in degrado e solo parzialmente utilizzato)”
Rigenerazione, rivitalizzazione: ok. Isolato in degrado, no. Parzialmente utilizzato, nemmeno.
Premesso che abito a 100 metri da quella piazza, e non mi sembra assolutamente di vivere vicino ad una zona degradata; ma, allora, cosa si intende per degrado cittadino?
Innanzi tutto, quando si parla di degrado cittadino, si tende a pensare a zone periferiche sovraffollate con servizi carenti o a centri storici abbandonati con fuga verso zone residenziali. E non è questo il caso. Parzialmente utilizzato? Per sposarsi a San Rocco che si affaccia su questa piazza in “degrado” c’è la fila. Dal lato opposto, si affaccia la cattedrale, il principale luogo di culto della città.
Mancanza di pulizia, mancanza di illuminazione, mancanza del controllo delle forze di polizia, presenza di piccola delinquenza, affissioni abusive, graffiti urbani, abusivismo edilizio, zona sovrappopolata, commercio abusivo?
Una piazza in cui si affacciano gli uffici operativi della Polizia Minicipale, a 50 metri da una caserma con 200 poliziotti, una scuola, senza un palazzo abbandonato o bloccato in costruzione, nessuna facciata attaccata dai writers, ben illuminata, nessun grande condominio. E’ vero, ci sono i parcheggiatori/commercianti abusivi, ma quelli, fino ad oggi, l’amministrazione non li ha mai visti…
Dov’è il degrado di Piazza Garibaldi? Dove? Il fondo stradale? Si, ma, allora, tutta la città è in degrado.
Se per degrado s’intendono anche le facciate dei palazzi non curate forse avete ragione. Perché adesso, senza alberi, è vero cha la facciata della Cattedrale è più visibile, ma si vede pure che fa schifo, sia a livello architettonico che di mantenimento. Così come la Curia e la “Filanda”. Allora, obbligateli alla manutenzione.
Il degrado, se proprio lo vogliamo considerare, è dato anche dei fattori climatici. Tagliando alberi, togliendo ombra, i danni del sole, del gelo, aumentano.
Togliendo ombra, a Giugno, non assicurandola se non fra due anni, lasciate una piazza invivibile: questo è degrado. Il degrado lo vedrete fra qualche mese, a lavori iniziati, piante abbattute e piazza abbandonata.
Alla fine, quello che disturba in questa vicenda, è che tutti si sottomettono al potere, sotterrando le proprie ideologie e che tu, cittadino, impotente, ti senti preso per il culo.

A pensar male…

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Tempo fa, ho partecipato ad una discussione su un profilo Facebook di una candidata della lista civica “Nuova Senigallia”, tale Stefania Masi.
Nella discussione entravano, successivamente, altri appartenenti alla medesima lista, mostrando tutta la loro cultura e il loro spessore politico. Tutti rigorosamente della lista “Nuova Senigallia”.
Notavo, e criticavo, il fatto che persone che si lanciano in politica non hanno il coraggio di mettere la loro faccia nei commenti, sostituendo la foto del profilo, con il simbolo politico della loro lista.
Tra i tanti, interveniva tale Federico Barbarossa, che mi attaccava pesantemente su alcune mie vicende personali, positivamente risolte, dando ingiusto discredito alla mia figura.
Analizzando il profilo di Federico Barbarossa, non era difficile capire che era un fake. Senza foto, senza alcun riferimento alla vita reale, solo 10 amicizie, guarda caso tutte appartenenti alla stessa lista civica “Nuova Senigallia”.
Sia a Stefania Masi, che, successivamente, a Marcello Liverani, il capolista, facevo presente che quel profilo destava dubbi sull’autenticità. Entrambi dichiaravano di non conoscere chi fosse tale Federico Barbarossa, ed escludevano che fosse un appartenente alla loro lista che utilizzava tale profilo palesemente finto. Contattavo anche Emanuela Montesi, altra persona vicina a tale lista che aveva tra le amicizie tal Barbarossa e, la stessa, riferiva di non conoscerlo direttamente. La avvisavo che il profilo era presumibilmente falso e notavo che, in effetti, la Montesi spariva dalle amicizie del Barbarossa.
Per curiosità, sono tornato a distanza di tempo su quella pagina Facebook, notando che aveva inserito la foto del profilo! Federico Barbarossa aveva un volto. Questo è lo screenshot della pagina Facebook. Ciò avveniva alle 16,30 del 14 Febbraio 2015.

Gli amici sono saliti a 20, di cui 8 almeno direttamente collegati alla Lista “Nuova Senigallia”, un’immagine di copertina che è presente su quasi tutti i profili degli appartenenti alla lista “Nuova Senigallia” con l’immagine dell’attuale sindaco e la dicitura “Io non lo voto”, e apprezzamenti per la pagina del candidato a sindaco della lista “Nuova senigallia” Marcello Liverani, e per la pagina di Enrico Formica, il candidato a vice sindaco. Forse gli elementi per associare Federico Barbarossa alla lista “Nuova Senigallia” sono pochi ma gli indizi sono tanti, ma, a pensar male di va all’inferno.
Ho contattato altre persone amiche di tal Federico Barbarossa, ricevendo la medesima risposta; nessuno lo conosce, nonostante la foto sul profilo.
Il dubbio nasce spontaneo, anche la foto è falsa.

Google ci può aiutare. Con image search, inserendo la foto del profilo di Federico Barbarossa il risultato è netto.
La foto appartiene a tale Mario Rossi (che fantasia) fotografo professionista di Pomezia. Quella foto è su un paio di sue pagine personali. Queste: Premio Celeste ; Saatchiart.
In poche parole, chi ha creato il profilo falso, ha digitato su google “Mario Rossi” ed ha preso il prima foto che capitava. Un genio.
A questo punto qualche sospetto in più l’ho avuto, ma, a pensar male, si va all’inferno.
La ricerca, però, era sulla strada giusta, e, senza difficoltà, in rete trovo il recapito telefonico di questo fotografo.
Mario Rossi, contattato al cellulare (ore 17.00 del 14 Febbraio 2015), da un lato conferma che la foto su quelle pagine è la sua e dall’altro esclude assolutamente di aver creato un profilo a nome Federico Barbarossa.
Lo stesso veniva, logicamente, avvertito che la sua faccia era attualmente utilizzata per questo profilo falso e la sua, immaginabile, reazione è stata quella di voler procedere per vie legali.
E’ vero che a pensar male si va all’inferno, ma, se come diceva Oscar Wilde, laggiù la compagnia è buona, io, non mi preoccupo, e vado fino in fondo.
Contatto, all’utenza riportata sulla sua pagina personale, Marcello Liverani, candidato a sindaco di Senigallia, capolista di “Nuova Senigallia”, riferendo che avevo verificato che il profilo di Federico Barbarossa si trattava effettivamente di un falso e che la foto apparteneva a persona completamente estranea ed abbastanza incazzata, intenzionata assolutamente a tutelarsi. Questo alle ore 18,22 del 14 Febbraio 2015.
A pensar male si va all’inferno, ma, dopo solo 30 minuti il profilo di quel Federico Barbarossa spariva da Facebook.
Veramente un genio.

In Salento, traffico lento.

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Negli ultimi anni si è sentito parlare sempre più spesso del Salento come meta delle vacanze estive degli italiani.
Già nel 2006, prima del suo boom pubblicitario, avevo avuto il piacere di visitare la zona e di trarne delle valutazioni che oggi, dopo una seconda visita, non posso che confermare.
L’acqua è eccezionale: immergersi nel mare salentino, sia che sia Adriatico, sia che sia Ionio è un’esperienza unica. Purtroppo, tutto finisce qui.

Le magliette prodotte dalla pro-loco salentina offrono un giusto spunto iniziale per questa valutazione: Salento love me. Il Salento ti ama perché sei turista, perché porti i soldi perché, intanto e soprattutto perché arrivi fin quaggiù.
Il Salento è lontano e ha una viabilità che fa schifo.
Per esemplificare, cartina alla mano, da Milano, andare in Salento in auto, equivale ad arrivare ad Amsterdam o a Berlino, o a Belgrado.
Va be’ c’è l’aereo… Ok, arrivi a Brindisi, l’”Aeroporto del Salento”, affitti l’auto e sono altri 80 minuti, sia per arrivare a Otranto da un lato, o Gallipoli dall’altro. Otranto e Gallipoli sono le frontiere del Salento. Le due località più facili da raggiungere; oltre c’è il delirio.
Ah, ma c’è la “superstrada”!
Vero, la SS 274, collega Gallipoli a Santa Maria di Leuca, ma passa a 10 km dalla costa e, da ogni uscita, le spiagge sono raggiungibili in condizioni di traffico normali in 30 minuti, percorrendo piccole provinciali che attraversano le piazze dei paesi ed, in alcuni casi, anche i giardini delle case.
Le strade provinciali, le SP sono terribili: più il numero di classificazione è alto, più sono strette. Le altre strade, indicate in bianco sulla cartina, sono poco più larghe di un marciapiede.
Perché nel parlare del Salento, si deve parlare di strade?
Scordatevi la vacanza a Cattolica o a Senigallia, dove arrivate in auto e l’abbandonate nel parcheggio dell’hotel. In Salento passerete la vacanza in auto.
Le strutture alberghiere o i B&B non saranno mai vicini alla spiaggia, non saranno mai vicini a un buon ristorante, non saranno mai vicini a una località rinomata. Impossibile, nello stesso luogo, dormire-mangiare-spiaggia. Quando, poi, in Agosto, tutti impostano il navigatore su Gallipoli, ecco il caos e l’ingorgo. Passerete la vacanza in auto e in coda; mi ripeto, ma, sarà così.

Le spiagge.
Il marketing fa miracoli. I turisti scendono in Salento alla ricerca delle famose “Maldive” e vengono indirizzati a Pescoluse. Marketing, solo marketing. Il mare a Pescoluse è lo stesso di Torre San Giovanni, ma la spiaggia è sicuramente migliore la seconda. Nella zona, a parità di limpidezza dell’acqua, la spiaggia migliore in assoluto la troviamo al km 10 + 500 della SP91, la strada costiera (sul navigatore impostate Corso Versilia, Ugento) . Al semaforo, girate verso il mare, seguendo le indicazioni Hotel Club Astor e, in fondo alla strada, troverete un grande parcheggio. Attraversata la radura a piedi, vi troverete in un paradiso. Potete scegliere sia la spiaggia attrezzata che quella libera. Fidatevi, è il miglior posto.

I ristoranti.
Una semplice occhiata alle recensioni su Tripadvisor e vi accorgerete che, sia a Gallipoli che nella zona, i pareri sono alquanto diversificati. Poche recensioni, a volte palesemente di parte, e pareri completamente opposti. Su Gallipoli, la scelta è, logicamente, più ampia.
Personalmente, consiglio (e vi assicuro che non conosco i titolari) il ristorante pizzeria Azzurra, Corso Annibale Torre San Giovanni, Ugento. Ottimo ambiente, ottimo rapporto qualità/prezzo, sapori eccellenti. Prenotate.

L’alloggio.
È più facile trovare B&B che hotel, ma, spesso, sono sperduti nelle campagne salentine tra ulivi (e insetti). Se ve lo presentano ubicato “a pochi chilometri dalla spiaggia” considerate dai 30 a 60 minuti per toccare l’acqua del mare. Se, invece, è “immerso nella campagna” è come se, per andare al mare a Rimini, affittiate una camera a Bologna. Controllate la mappa, sempre. La soluzione “Villaggio Turistico” o “Club”, in questa zona, appare la migliore, in quanto sono quelli ubicati più vicino alle spiagge più belle, con accesso diretto alle stesse. In questo caso, però, l’auto va presa alla sera per raggiungere le località con più movimento.

Concludendo, nel caso decidiate di visitare il Salento, non andateci ad Agosto, lo odierete; considerate le distanze, prenotate con la cartina sotto mano, non fatevi influenzare dai prezzi bassi di certe strutture, ricordatevi che troverete traffico.

Selvaggia e i suoi consigli

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Adoro quello che scrive Selvaggia Lucarelli e, quindi, la copio.
Questi sono i suoi consigli agli albergatori italiani; precisi, puntuali e perfettamente condivisibili.
” [...] mi permetto di suggerire proprio agli amici albergatori alcuni accorgimenti per evitare di renderci la vacanza un inferno a due stelle.
1) Questione phon. Io non pretendo quello agli ioni negativi col diffusore la profumo di lavanda, sia chiaro. Chiedo solo che in bagno ci sia UN PHON e non una specie di tubo dell’aspirapolvere da cui esce l’alito di una trota morente. Ci sono hotel in cui sono arrivata, mi sono lavata i capelli, li ho asciugati ed era l’ora del check out.
2) I miscelatori doccia. Giuro che sono una donna perspicace. Ho frequentato il liceo classico e ho girato anni e anni per Roma senza navigatori e stradari. Ho montato anche il Lego Architecture Tokyo Imperiale di mio figlio. E allora amici albergatori, mi dovete spiegare perchè nel 90% degli hotel, in bagno, fisso i miscelatori con lo stesso sguardo smarrito con cui si guarda alla morte, alle catastrofi naturali, ai discorsi alla camera di Bonanno. Perchè se giro una manopola esce l’acqua con la temperatura di un geyser islandese, se la giro dal lato opposto esce l’acqua dei ghiacciai dello Stelvio e se la blocco al centro esce prima fredda poi calda poi fredda e se tiro la levetta verso di me esce un getto d’acqua traditore dalla doccia e mi inzuppa i capelli che non dovevo lavare e non riesco a capire come farla uscire dal rubinetto e alla fine il bagno è ridotto a mo’ di dopo mareggiata a Sperlonga? Erano tanto belle quelle manopole vintage “calda” in rosso e “fredda” in blu, si può sapere perchè i designer di rubinetteria dovevano smaronarci con questa molesta creatività? Se sono frustrati perchè disegnano bidet anzichè musei d’arte contemporanea, mica è colpa nostra.
3) Le luci. Amici albergatori. Sono sempre quella che monta i Lego a mio figlio e il liceo classico e le strade di Roma e così via. E allora com’è che io in albergo mi metto a letto, provo a spegnere le luci e quando finalmente ci sono riuscita (smontando le lampadine) sta albeggiando? Un manuale di istruzione sullo spegnimento luci, vi scongiuro. Spegni l’interruttore accanto al comodino e s’accende l’abat jour dall’altra parte, spegni l’interruttore centrale e rimane acceso l’ingresso, spegni l’ingresso e s’accende San Siro.
4) Le mensole in bagno. Dunque. Vi do una notizia, amici albergatori. Da Ikea esistono mensole di ogni forma, colore e dimensione che non costano più di venti euro. Ne comprate una, la piantate sul muro con due viti facilmente reperibili in qualsiasi ferramenta del paese e evitate di farci appoggiare gli ombretti Chanel nel bidet. Di infilare nel bicchiere spazzolino, dentifricio, matite trucco, shampoo effetto liscio e Tampax flusso medio. Voi non sapete quante donne hanno rischiato di morire fulminate dalla piastra ficcata nel lavabo umido per l’assenza di una misera mensola in bagno. Non sapete quante vittime ha mietuto la guerra all’effetto crespo, per colpa vostra.
5) Il Wifi. Amici albergatori. Ve lo chiedo in ginocchio. Una password che non sia djsfGsfgtyjft3254dv. “Rosa”, “Mare” “giorgiomastrota” andranno bene lo stesso. Non può essere che se perdo la schedina con la password appuntata sopra, io debba richiamare in reception per trascorrere 15 minuti al telefono con un tizio che mi scandisce nella cornetta “J come Johannesburg trattino maiuscolo doppia v trattino in basso slash 345!” e poi tocca ricominciare tutto daccapo perchè la g era minuscola.
6) La tv. Vorrei comprendere questo strano fenomeno. Perchè le tv sono in grado di riconoscermi appena le accendo e mi salutano affettuosamente con nome e cognome (“Benvenuta nella sua camera Signora Lucarelli”) e poi se voglio mettere il tg5 devo rispondere a otto quiz con risposta multipla sulla lingua parlata, numero di camera e miei gusti sessuali e poi mi sia apre il sito della Cnn, Al jazeera e Tele Abu Dhabi pure se sono in una pensione a Barletta?
7) I condizionatori. Amici albergatori. E’ più facile regolare l’inclinazione di una paratia della Concordia che il condizionatore in un camera d’albergo. Io ho dormito nel frigobar di molti hotel per stare al caldo durante la notte.
8 ) Le prese. Per piacere. Una cavolo di presa accanto al letto. Voi che piazzate le prese solo in bagno o davanti alla porta non sapete di quali tragedie vi rendete complici. Impedite l’allegro cazzeggio su whatsapp prima di dormire. Costringete ad alzarsi immediatamente quando suona la sveglia per impedire alle arpe di trapanarti il cervello, provocando shock irreversibili. Mi fate scrivere articoli come questo seduta sul bordo della vasca.
9) Le addette alla pulizia della camera. Amici albergatori, spiegate a queste gentili signore che se bussano e poi aprono la stanza di botto in orari imprecisati e casuali del giorno e della notte e trovano gente alle prese con atti di onanismo, poi almeno potrebbero evitare di urlare e scusarsi e richiudere la porta in preda al terrore come se quella fosse la porta ermetica che le separa da una tempesta radioattiva.
10) Argomento SPA. Se ci raccontate che nel vostro hotel c’è la SPA, poi la spa ci deve essere sul serio, deve funzionare e, soprattutto, deve essere credibile. Non basta un bagno turco in cui esce meno vapore che dalla teiera di mia nonna. Per non parlare dei bocchettoni dell’idromassaggio. Non c’è cosa più mesta dell’entrare in una vasca, spingere i pulsanti dell’idromassaggio e intravedere due bollicine svogliate lì a precedere un getto che non massaggerebbe un dito mignolo, figuriamoci una chiappa cellulitica.
11) I quadri. Non pretendo un Matisse originale appeso alla parete, ma per favore, piuttosto che riempirci la camera di Teomondi Scrofalo che poi appaiono in sogno come Freddy Krueger, meglio una bella parete liscia color pastello.
12) Le grucce. Se nell’armadio anzichè tre ce ne fate trovare dieci, vi giuro che la rotazione terrestre non subisce alcun arresto.
13) Le chiavi a mo’ di tesserina magnetica. Quelle che siccome tutti noi ce ne andavamo dagli hotel dimenticando in borsa la chiave con portachiave da sei etti a forma di cavalluccio marino, gli amici albergatori un giorno si sono stufati e hanno inaugurato l’era delle schede. Bene. Peccato che uno rientri alle due di notte, faccia sette piani in ascensore, attraversi otto corridoi perchè la camera l’ha prenotata con booking e a booking riservano sempre la camera vista generatore elettrico, e una volta davanti alla porta barcollando dalla stanchezza scopra che la scheda s’è smagnetizzata. “Eh, forse l’ha tenuta accanto all’iphone”, è la spiegazione ufficiale. Roba che ci sono due miliardi di iphone sulla terra, a quest’ora avrebbero dovuto mandare in tilt il campo magnetico terrestre e Polo Nord e Sud si sarebbero già dovuti dare il cambio un paio di volte.
14) A proposito di terra. Se l’hotel “è a pochi passi dal centro”, che il centro sia quello della città, non quello della terra, grazie.
15) Le tende. Se le tapparelle sono antiestetiche, qui le cose sono due: o mettete delle tende oscuranti serie, non di quelle che non si chiudono perfettamente e poi alle sei del mattino filtra un raggio di sole che ci si conficca dritto nell’occhio, oppure fate in modo che nel mondo calino le tenebre fino alle dieci del mattino. Organizzatevi. Un’eclissi solare, un’eruzione gassosa, quello che volete, ma io pago per dormire oltre l’alba, non devo aprire un forno.
16) Infine, la Bibbia nel cassetto del comodino. Amici albergatori, vi giuro che in tanti anni di frequentazioni di hotel non mi è mai capitato di dover improvvisare un esorcismo. Forse solo una volta, quando la tizia della camera accanto copulava ululando come una faina nella tagliola, ma per il resto datemi retta, neanche Paolo Brosio s’addormenta leggendo la Bibbia.”

Recitazione, coerenza e astuzia.

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Nei giorni scorsi, a seguito dell’ennesimo discorso di Berlusconi agli italiani, sull’onda del disprezzo per il politico, in rete, circolava un video di risposta in cui un giovane, con la bella faccia pulita, con una felpa da teenager, con una bella comunicativa in 48 secondi esprimeva il pensiero di almeno metà degli italiani, terminando con il più classico degli inviti.
Questa è l’istantanea del video:

L’esercito dei pecoroni di facebook ha apprezzato l’iniziativa e, le condivisioni del video, sono aumentate in progressione geometrica, facendo schizzare le visualizzazioni su youtube.

In pochi, però, sono andati a vedere chi fosse quel giovane che, con quella bella faccia pulita, ha avuto il coraggio di dire al mondo di internet quello che è nei pensieri di tanti concittadini; dal muratore al libero professionista, dall’operaio all’insegnante.
Edoardo Mazzoni, questo è il nome. Professione?! Attore.
Se quel discorso fosse stato fatto da un operaio in mobilità, oppure da un piccolo impresario strozzato dalle tasse, oppure da un insegnante precario, oppure da un semplice giovane senza un lavoro fisso (che lotta per vivere tra co.co.co e co.co.pro) o, infine, da un disoccupato, credo che sarebbe stato molto, ma molto, più realistico ed efficace, piuttosto che da un attore emergente, forse in cerca di visibilità.
L’attore recita un parte, si trasforma, inventa, crea e non è mai lui stesso.
Quel video è recitazione pura, di un attore in cerca di notorietà; una notorietà, che gli è stata effettivamente data, dai soliti pecoroni.

Se in pochi sono andati a vedere di chi fosse quella faccia, si riduce ancor più il numero di chi è andato a spulciare sull’attività artistica di Edoardo Mazzoni.
Su questo sito è possibile vedere la scheda dell’attore, nonché, è possibile scaricare anche il suo curriculum.
Leggiamo che, negli ultimi anni, fa il comico, fa aperture a spettacoli comici, ruotando intorno a Dario Cassini (fratello del più famoso Riccardo) un comico che gira per le reti Mediaset e scrive per la Mondadori.
In passato ha fatto teatro, qualche apparizione in qualche film, e anche l’ospite da Maurizio Costanzo, che è stato anche il Direttore Artistico dell’ultima esperienza dell’emergente attore nel 2009.
Da queste poche informazioni, si nota una completa mancanza di coerenza.
Non si sputa nel piatto dove fino a quel momento si è mangiato.
Per diritto di cronaca, devo riportare una precisazione.
Sul profilo Facebook del Mazzoni ho scritto in merito a questa incoerenza.
Questa è la sua risposta, in cui si può valutare la sincerità e la coerenza:

“da Costanzo ci sono andato come allievo di un attore conosciuto italiano, l’invitato era lui, io ero in prima fila e mi ha salutato.”
Bene, allora ciò puoi metterlo a curriculum…

Silvio Berlusconi, nel bene e nel male, è sempre un imprenditore ed è a capo di un impero.
Qui si possono vedere le attività a lui riconducibili.
Radio, televisione, editoria, cinema.
Tu, Edoardo, vuoi fare veramente l’attore, oppure il facchino in una ditta di traslochi?
Il tuo video, grazie ai pecoroni, ha raggiunto in una settimana, circa 900.000 visualizzazioni.
Ne hai avuta di notorietà…
Tu credi che Silvio non l’abbia visto? Tu credi che nella tua carriera di “emergente” non troverai strade sbarrate?
Si chiama astuzia, quella cosa che tu non hai.


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